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07.11.2025

Addio alla professoressa Francesca Paola Vitale, giudice popolare al primo maxiprocesso contro la mafia: un esempio di coraggio e di cittadinanza attiva

È la fine del 1985 quando Francesca Paola Vitale – docente di Educazione Tecnica presso la Scuola Media Statale “Leonardo da Vinci” di Palermo – riceve una telefonata. Non si meraviglia più di tanto quando le viene proposto di fare parte di una giuria popolare a un processo. Del resto lei è iscritta da tempo all’albo dei giudici popolari e di esperienze in tribunale ne ha fatte parecchie. Ma quel processo lì è uno di quelli che avrebbe fatto tremare i polsi ai più coraggiosi: si tratta del primo maxiprocesso, il più grande processo penale contro la mafia

Per celebrarlo – scrive Pietro Grasso che di quel processo fu giudice a latere – fu costruita appositamente un’aula bunker nel carcere dell’Ucciardone, progettata per resistere a ogni tipo di attacco, compreso l’urto di un attacco missilistico. A tutti i giudici, sei popolari e due togati, vennero affiancati dei giudici di riserva, persone che hanno seguito tutte le fasi del processo, pronte a subentrare nel caso in cui qualcuno venisse ucciso. Questa soluzione, sebbene non rassicurante, mise in chiaro che l’uccisione di un giudice, togato o popolare, non avrebbe impedito alla giustizia di fare il suo corso.

“Non rassicurante”, certo. In molti, infatti, avevano rifiutato il ruolo di giudice popolare, producendo certificati medici. Ma non Francesca Paola Vitale, che non esita un attimo e accetta, convinta com’è che suo marito – il pittore e scultore Gioacchino Caviglia – e le sue figlie avrebbero condiviso e accettato questa sua scelta.

La sua vita cambia: scortata 24 ore su 24 da agenti della Guardia di Finanza, Francesca Paola si reca ogni giorno in Tribunale ed entra in un mondo tanto lontano dal suo, fa i conti con una legittima, sottile paura che si insinua nella sua vita ma che non lascia mai trasparire a casa, dove continua a comportarsi come sempre, con leggerezza e amore per il marito e per le figlie che la sostengono incondizionatamente. Insomma, Francesca Paola Vitale compie il suo dovere di cittadina attiva e responsabile, si impegna in aula, scrive una valanga di appunti, di note, di pensieri e riflessioni che raccoglie in alcune agende.

Agende come vere e proprie fonti storiche, ancorché secondarie, che documentano un pezzo importante della nostra storia recente attraverso una testimone diretta che ne registra fatti oggettivi, ma anche sensazioni e stati d’animo: come lo sgomento che Francesca Paola ha provato e trascritto allorché il procuratore Grasso interrogò un giovanissimo killer di Cosa nostra che in modo molto semplice affermò che quella era la sua vita, il suo ‘lavoro’: stare lì in piazza ad aspettare che qualcuno venisse ad assoldarlo per un omicidio. 

Queste agende le ha recentemente date in prestito alla regista e sceneggiatrice Fiorella Infascelli che le ha utilizzate per il suo film “La camera di consiglio” – in cui vengono raccontati gli ultimi trentasei giorni del maxiprocesso – presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma e dal 20 novembre prossimo in tutte le sale italiane.

Il lavoro di Francesca Paola Vitale era, comunque, già stato preso in considerazione dalla stampa e dalla televisione: il 3 dicembre 2020 è ospite della trasmissione condotta da Serena Bortone, “oggi è un altro giorno”, dove conversa con la giornalista e con l’attrice Donatella Finocchiaro che interpreterà proprio Francesca Paola Vitale nella docufiction “Io, una giudice popolare al maxiprocesso”.

Anche Geppi Cucciari, nel suo programma “Splendida cornice”, ospita Francesca Paola e la indica come esempio di cittadinanza.

Insomma, Francesca Paola Vitale si è spenta il mese scorso ma di certo rimarrà accesa quella luce fatta d’amore, gioia di vivere e senso del dovere che ha saputo trasmettere alla sua famiglia, ai suoi studenti e a tutti coloro che ha incrociato nella sua vita.

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