Più dialogo in famiglia, ma ancora troppe lacune nell’educazione sessuale, nell’accesso ai servizi e nella consapevolezza dei rischi. È il quadro che emerge dall’indagine realizzata da Save the Children in collaborazione con IPSOS, nell’ambito della ricerca “L’educazione affettiva e sessuale in adolescenza: a che punto siamo?”, pubblicata in questi giorni.
Lo studio fotografa percezioni, comportamenti e bisogni di adolescenti tra i 14 e i 18 anni e dei loro genitori, evidenziando passi avanti nel dialogo familiare ma anche criticità profonde, soprattutto sul fronte dell’accesso ai servizi sanitari e della diffusione di stereotipi.
Più di un adolescente su quattro (26%) dichiara di subire o assistere con una certa frequenza a discriminazioni legate all’orientamento o all’identità sessuale. Il 22% segnala discriminazioni sessiste e il 35% episodi di body shaming.
Preoccupano anche alcune percezioni legate alla pornografia: il 24% la considera una rappresentazione realistica dell’atto sessuale, mentre il 17% ritiene che l’autoproduzione di materiale pornografico possa aiutare a soddisfare necessità economiche. Solo il 12% equipara il sesso online a quello dal vivo.
Secondo Antonella Inverno, responsabile ricerca e analisi dati di Save the Children, se da un lato emergono “passi avanti significativi nel dialogo tra giovani e genitori”, dall’altro colpiscono “lo scarso accesso ai servizi sanitari, la bassa percentuale di test HIV e la resistenza di stereotipi e false credenze”.
Il 66% degli adolescenti dichiara di aver avuto almeno un’esperienza sessuale (72% dei ragazzi e 59% delle ragazze). Le motivazioni principali sono la curiosità (55%), il desiderio di intimità (52%) e la percezione che fosse il momento giusto (43%).
Tuttavia, il 16% ammette di aver vissuto la prima esperienza per non sentirsi diverso o diversa, mentre il 9% parla di pressioni da parte del partner o di altre persone. Una quota minoritaria (5%) collega l’esperienza all’uso di sostanze.
Alle prime esperienze sono associate soprattutto emozioni positive – rafforzamento del legame (24%), maggiore felicità (21%), senso di maturità (20%) – ma non mancano vissuti negativi come vergogna, ansia o isolamento sociale.
Il web resta la principale fonte di informazione: il 47% degli adolescenti consulta siti e articoli online per informarsi sulle pratiche sessuali e il 57% lo fa per approfondire il tema delle infezioni sessualmente trasmissibili. I video pornografici sono indicati dal 22% come fonte informativa sulle pratiche sessuali, soprattutto tra i 16-18enni.
Nonostante ciò, meno della metà degli adolescenti (47%) ha ricevuto un’educazione sessuale a scuola; la percentuale scende al 37% nel Sud e nelle Isole. Il 91% dei genitori si dice favorevole all’introduzione di percorsi obbligatori di educazione all’affettività e alla sessualità.
Per questo l’organizzazione ha lanciato la campagna “Facciamolo in classe”, insieme al Movimento Giovani per Save the Children e alla content creator Aurora Ramazzotti, chiedendo una legge che renda strutturali questi percorsi nelle scuole, in linea con le linee guida UNESCO e gli standard dell’OMS.
Uno dei dati più critici riguarda l’accesso ai servizi: solo il 12% degli adolescenti è stato in un consultorio e l’82% non ha mai effettuato un test HIV.Tra chi lo ha fatto (16%), una parte si è rivolta a farmacie o self-test, altri a consultori o ospedali.
Il 24% degli intervistati saprebbe con certezza a chi rivolgersi in caso di urgenza legata alla sessualità, mentre oltre uno su cinque non saprebbe a chi chiedere aiuto. Le principali barriere all’accesso ai consultori sono la vergogna (31%), la difficoltà ad andarci da soli (26%) e, in alcuni casi, l’assenza di strutture nelle vicinanze.
Sul fronte familiare, il 75% dei genitori dichiara di sentirsi a proprio agio nel parlare di sessualità con i figli, anche se il 40% degli adolescenti non si sente altrettanto sereno nell’affrontare l’argomento.
Il quadro complessivo restituisce un’adolescenza che si muove tra maggiore apertura al dialogo e nuove fragilità, in un contesto in cui il digitale gioca un ruolo centrale. Secondo Save the Children, la sfida è costruire un’educazione affettiva e sessuale sistemica, multidisciplinare e accessibile a tutte e tutti, capace di prevenire discriminazioni e comportamenti a rischio e di promuovere relazioni sane e consapevoli.