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Adro, dopo il ‘Sole delle Alpi’ arriva la distribuzione dei libri di storia

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Le provocazioni della politica non hanno limiti. Preso atto che ad oltre 50 giorni dalla sentenza con cui il giudice del Tribunale Civile di Brescia ha stabilito la rimozione di 700 ‘Soli delle Alpi’ dall’istituto “Gianfranco Miglio” di Adro, quei simboli tanto cari alla Lega non sono stati ancora rimossi. Così l’Italia dei Valori ha deciso di trasformare il paese lombardo in luogo-simbolo da cui avviare una campagna culturale tesa  a far conoscere ai cittadini la vera storia d’Italia: il sen. Stefano Pedica ha annunciato che “visto l`atteggiamento della Lega e la risposta del ministro Gelmini che non include nei programmi scolastici un adeguato approfondimento circa la storia del nostro paese, nelle prossime settimane andremo ad Adro, davanti alla scuola dove i simboli leghisti non riescono ad essere rimossi”.
Nel cuore della Padania, l’Idv distribuirà dunque dei libri di storia “che trattino il Risorgimento come tema politico, piuttosto che i moti che precedettero l`unificazione, che raccontino dei venti anni di dittatura totalitaria del nostro paese. Sulla celebrazione di Italia 150 il ministero dell’Istruzione è stato latitante – ha sottolineato Pedica – e la Lega continua a proporre una Italia divisa in due. Daremo vita ad una battaglia culturale a suon di libri e documenti per ostacolare sia la mentalità leghista che il qualunquismo della Gelmini, che dopo il ’68 forse vorrebbe cancellare anche la storia dell`Unità d`Italia. Andremo ad Adro e porteremo la storia”.
Intanto, la Cgil bresciana ha fatto sapere che sempre a seguito della mancata rimozione dei simboli leghisti affissi sui banchi, sui cestini, sui muri e persino sugli zerbini dell’istituto, il sindaco di Adro, Oscar Lancini, è stato denunciato per “mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice”. Invece di accelerare i tempi di rimozione dei simboli, Lancini è passato al contrattacco: ha presentato un ricorso sostenendo, ancora una volta, che “il sole delle Alpi non è un simbolo politico ma della tradizione padana”. Tra due settimane la sentenza. Sperando che stavolta quanto deciso dal giudice possa trovare seguito.