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20.10.2025

Affettività e sessualità sono temi centrali per la vita dei ragazzi e vanno affrontati a Scuola. Il punto di vista di “Avvenire”

Gabriele Ferrante

Questa volta a schierarsi senza se e senza ma dalla parte dell’educazione all’affettività e alla sessualità a scuola non sono i partiti dell’opposizione, non un collettivo di studenti di sinistra, né altri organismi ‘fisiologicamente’ contrari alle politiche di Governo. Questa volta a dichiarare con fermezza che sì, è la scuola che deve operare in tal senso è Avvenire, quotidiano di ispirazione cattolica molto vicino alla Conferenza Episcopale Italiana.

Come si legge nell’articolo “Affettività e sessualità: manca un’alleanza scuola-genitori”, per il quotidiano milanese escludere dal percorso educativo una questione così centrale finirà per penalizzare i ragazzi in un momento delicato come la preadolescenza. È un messaggio che vale anche per le scelte della politica.

La famiglia, scrive Luciano Moia, non basta: è vero che i genitori sono i primi educatori dei loro figli e che hanno il diritto /dovere di affrontare in modo esclusivo le questioni più importanti e delicate. Ma è altrettanto vero che in famiglia non si parla – o se ne parla molto poco e genericamente – di tutto ciò che plasma l’identità emotiva, relazionale e affettiva dei ragazzi. Perché? Per pudore, sostiene Avvenire, per riserbo, imbarazzo, perché si pensa, a torto, che i figli sappiano già tutto, che altre agenzie educative meglio attrezzate di loro sappiano trovare parole, modi, opportunità, immagini per entrare in dialogo con ragazzi che già a 10-12 anni hanno a disposizione l’infinito e squallido campionario del Web per “imparare” tutto quello che serve, visto che uno su tre a quell’età dispone liberamente di uno smartphone.

Noi aggiungiamo anche che da Nord a Sud della Penisola sono tantissimi i papà e le mamme che non hanno proprio gli strumenti culturali per potere affrontare un discorso del genere – né altri tipi di discorso – con i propri figli: sono le famiglie che vivono nel degrado socio-culturale più o meno totale e che purtroppo sono moltissime. Chi, se non la Scuola, potrà mai incidere nella vita dei ragazzi e delle ragazze che provengono da questi ambienti deprivati?

Eppure – continua Avvenire – l’emendamento presentato dalla Lega e approvato in Commissione cultura della Camera, dove si stava discutendo il ddl Valditara, ha cancellato l’educazione all’affettività e alla sessualità fino alle superiori, dove si potranno introdurre esperti “esterni” ma solo con il consenso dei genitori che saranno chiamati a verificare temi e materiale didattico. Una scelta sbagliata che finirà col favorire il dilagare della violenza di genere nelle sue forme più atroci: perché quello che manca ai nostri ragazzi – sostiene Luciano Moia – è un percorso di senso. Se non riusciremo a spiegare loro che in questa società malata di pansessualismo, dove troppi riferimenti e troppe allusioni sui media, nella pubblicità, nei dialoghi ordinari deformano e avviliscono il significato più autentico e più bello dell’amore, finiremo per consegnare i loro cuori a una lettura della sessualità che parla solo di performance, di narcisismo, di piacere a senso unico in cui l’altro/a diventa solo l’oggetto di un soddisfacimento egoistico.

Escludere dall’orizzonte scolastico una questione così centrale per la vita delle persone e quindi per il bene comune – conclude Avvenire – avrà anche l’effetto di spegnere qualsiasi progetto di educazione integrata scuola-famiglia, che invece va rafforzata nel rispetto dei reciproci ruoli. Serve un nuovo impegno, un’azione coordinata per sostenere, indirizzare, accompagnare. E le nostre comunità hanno l’esperienza e le conoscenze per riuscire in questo intento che è il cuore stesso dell’emergenza educativa. Forse è l’ora di fare un passo avanti.

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