Abbiamo chiesto a Ivano Zoppi, presidente dell’associazione Pepita onlus, dal 2004 impegnata sul fronte della formazione dei docenti, che ha al suo attivo in oltre 20 anni numerosi interventi nelle scuole di ogni ordine e grado per la prevenzione del bullismo, cyberbullismo, promozione dell’educazione affettiva e molto altro, di raccontarci come scuole e territorio, scuole e associazioni possano collaborare per migliorare il percorso educativo di bambini e adolescenti.
Ci può illustrare in sintesi le priorità pedagogiche che sono alla base dell’offerta formativa di Pepita?
Pepita nasce con una convinzione precisa: l’educazione non è trasmissione di nozioni, ma accompagnamento alla scoperta di sé e dell’altro. Le nostre priorità pedagogiche si fondano su tre pilastri. Il primo è la centralità del ragazzo come soggetto attivo del proprio percorso formativo: non lavoriamo mai con un approccio
frontale o calato dall’alto, ma attraverso metodologie dinamiche, interattive e laboratoriali. Il secondo pilastro è il coinvolgimento dell’intera comunità educante: genitori, docenti, personale scolastico, allenatori, educatori di oratorio. L’intervento sui ragazzi, se non è sostenuto da un contesto adulto consapevole e formato, rischia di restare una parentesi senza impatto duraturo. Il terzo è l’integrazione tra ricerca e azione sul campo. Pepita lavora in costante dialogo con università, centri studi e realtà internazionali per aggiornare continuamente i propri strumenti rispetto all’evoluzione dei fenomeni giovanili: dall’educazione digitale alla gestione delle emozioni, dalla prevenzione delle dipendenze alla promozione di relazioni sane.
Come lo sport si collega alla prevenzione di bullismo e cyberbullismo? Ci può fare qualche esempio?
Lo sport è un alleato straordinario nella prevenzione, perché è una palestra di vita prima ancora che una palestra fisica. In campo o in palestra i ragazzi sperimentano concretamente cosa significano il rispetto delle regole, il fair play, il valore della fatica condivisa, la capacità di gestire la frustrazione di una sconfitta e la gioia di una vittoria di squadra. Sono competenze socio-emotive che rappresentano il miglior antidoto contro le dinamiche di prevaricazione tipiche del bullismo. Pepita accompagna da tempo formatori sportivi e istruttori nell’acquisizione di competenze educative, sia dal punto di vista
pedagogico che psicologico. Perché un allenatore non è solo un tecnico: è una figura di riferimento che, spesso, i ragazzi frequentano con maggiore continuità rispetto a un insegnante. Portiamo i temi del cyberbullismo e dell’educazione digitale dentro le società sportive, così come negli oratori e nei centri estivi, perché è lì che i ragazzi vivono le proprie relazioni al di fuori della scuola.
Ci può fornire gli ultimi aggiornamenti sulla diffusione del fenomeno cyberbullismo nelle scuole italiane? Chi colpisce di più come fascia d’età?
I dati più recenti confermano che il cyberbullismo è un’emergenza strutturale, non episodica. Secondo il report ISTAT pubblicato a giugno 2025, basato su un campione di oltre 39.000 ragazzi tra gli 11 e i 19 anni, il 68,5% ha subìto almeno un episodio offensivo, aggressivo o diffamatorio nel corso dell’anno, online o offline. Circa il 34% degli 11-19enni ha dichiarato di aver subìto comportamenti oltraggiosi specificamente online. I dati dello studio ESPAD Italia 2024 del CNR sono ancora più allarmanti per la fascia 15-19 anni: il 47% degli studenti ha subìto episodi di cyberbullismo, il 32% li ha messi in atto e il 23% è stato sia vittima che aggressore. Un dato nuovo e significativo riguarda il genere: se fino al 2023 le vittime erano prevalentemente ragazze, oggi i ragazzi risultano maggiormente colpiti. Il monitoraggio della Piattaforma ELISA del Ministero dell’Istruzione, aggiornato all’anno scolastico 2024/2025, evidenzia un trend in leggero ma costante aumento degli episodi di vittimizzazione. Dalla nostra esperienza diretta come Fondazione Carolina, possiamo attestare che tre ragazzi su quattro, tra gli 11 e i 17 anni, sono stati coinvolti a vario titolo in episodi di bullismo o violenza online, la fascia più vulnerabile resta quella delle scuole secondarie di primo grado, dove si concentra il primo approccio autonomo alla rete e ai social.
In base alla vostra esperienza, cosa si può fare a scuola, tenendo conto delle scarse risorse a disposizione per la formazione, e dei tanti ostacoli pratici e burocratici che spesso impediscono l’attivazione di progetti specifici?
Questa è la domanda che ci poniamo ogni giorno e che poniamo anche alle istituzioni con cui collaboriamo. La Legge 71 del 2017 e il successivo aggiornamento con la Legge 70 del 2024 hanno fornito un quadro normativo importante, ma la distanza tra la norma e la sua applicazione resta enorme. Oggi l’80% delle scuole primarie e il 91% delle secondarie di primo grado hanno nominato il docente referente per il bullismo, ma solo il 23% degli studenti sa chi sia questa figura. Cosa si può fare concretamente, anche con risorse limitate? Innanzitutto, investire sulla formazione dei docenti referenti, che spesso si trovano soli di fronte a un compito enorme: Pepita ha formato migliaia di insegnanti in tutta Italia e sappiamo che bastano poche ore di formazione mirata per dare strumenti operativi reali. In secondo luogo, attivare la peer education: coinvolgere i ragazzi stessi come protagonisti della prevenzione è la strategia più efficace e meno costosa. Terzo, fare rete sul territorio, coinvolgendo oratori, società sportive, associazioni, famiglie. La prevenzione non può essere delegata alla sola scuola: serve una comunità educante che si assuma collettivamente la responsabilità. Infine, un appello che rivolgo sempre: quando c’è un problema, quando un ragazzo soffre, bisogna sapere chi chiamare. Fondazione Carolina mette a disposizione gratuitamente un team di pronto intervento, il progetto Re.Te., per i casi più gravi di cyberbullismo e violenza online. La burocrazia e la scarsità di fondi sono ostacoli reali, ma non possono diventare alibi. I nostri ragazzi non possono aspettare.
Per saperne di più https://www.pepita.it/