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10.02.2026

Docenti di “sinistra”schedati, la newsletter “Della libertà di insegnamento” di Cisl Scuola

Ha fatto un certo rumore, nei giorni scorsi, l’iniziativa di un’associazione studentesca di destra, che invitava a segnalare la presenza nella scuola di docenti “di sinistra”, tramite la compilazione di un modulo informativo. La CISL Scuola, nei giorni scorsi, ha preso immediatamente al riguardo una presa di posizione molto netta, con una dichiarazione della Segretaria Generale, Ivana Barbacci, nella quale tale iniziativa veniva duramente stigmatizzata, con l’invito alle strutture territoriali della Cisl Scuola ad inoltrare, se necessario, una denuncia all’Autorità Giudiziaria.

È appena il caso di ricordare la formula lapidaria dell’art. 33 della nostra Costituzione: L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento, laddove evidente è il nesso che lega la libertà di insegnamento alla libertà di pensiero, disciplinata puntualmente dall’art. 21, cui l’art. 33 è funzionalmente collegato.

La libertà di insegnamento, nel suo nesso con la libertà del pensiero,  si configura, quindi, come uno dei pilastri del sistema democratico vigente nel Paese, concepita non a caso come negazione dialettica della politica educativa del fascismo, che fece dell’istruzione uno strumento di propaganda  e consolidamento del regime: dall’adozione di un libro di testo unico, cioè di Stato, alle elementari, fino al giuramento di fedeltà imposto ai docenti italiani, di cui il più famoso è quello degli universitari del 1931, anche se, in effetti, l’obbligo fu comune a tutti gli ordini e gradi di scuola. Degna di essere ricordata, e motivo di vanto per un intero corpo professionale, la lettera al Rettore dell’Università di Milano con la quale il filosofo Piero Martinetti rifiutò di prestare giuramento al regime: Dalla mia cattedra ho sempre insegnato che la sola luce che il filosofo deve seguire è quella della propria coscienza e che egli non può accettare alcun ordine che le sia contrario. Giurando, io verrei meno a questo principio e mancherei di fede a me stesso.

Peraltro, la questione della libertà di insegnamento non ha solo rilevanza in ambito strettamente politico. Oltre a quelle derivanti dal regime di governo, ci sono state, nella Storia, altre “Verità Ufficiali”, da quella che poneva la terra al centro dell’Universo, sostenuta con le fiamme del rogo di Campo de’ Fiori, fino al creazionismo, che vide nell’evoluzionismo di Darwin e nel suo insegnamento il proprio nemico mortale.  

Era ancora il 1860 quando Samuel Wilberforce, vescovo di Oxford, città simbolo dell’insegnamento universitario, chiedeva provocatoriamente al biologo Thomas Huxley se fosse per parte di nonno o di nonna che lui vantava la sua discendenza da una scimmia; episodio quanto mai sintomatico di come non solo le polemiche politiche, ma anche quelle scientifiche possano assumere toni aspri e velenosi.

Tornando ancora per un attimo alla politica, non è, poi, certo un caso se l’organo di stampa del Partito Comunista Sovietico si chiamava Pravda, che vuol dire, appunto, “verità”.  Tanto è forte, per chi governa, la tentazione di imporre una verità unica, che George Orwell, nel suo più noto romanzo, 1984, chiama Ministero della Verità quello che è preposto all’istruzione e ai beni culturali.

La libertà di insegnamento è dunque, con tutta evidenza, un bene prezioso, l’avamposto avanzato del libero pensiero, il presidio di ogni altro diritto di libertà.

Tuttavia – si domanda una nota rivista scolastica nella sua newsletter settimanale – la libertà di insegnamento è del tutto priva di limiti? Può spingersi fino all’indottrinamento?

Soccorre, per dare risposta alla domanda, il generale obbligo di imparzialità della Pubblica Amministrazione, sancito dall’art. 97 della Costituzione, successivamente ripreso da varie norme di rango legislativo e regolamentare. Poiché la Scuola Statale (componente ampiamente maggioritaria della scuola pubblica) è anche parte dell’apparato amministrativo dello Stato, appare del tutto rigorosa la conclusione che la libertà dell’insegnamento debba, comunque, essere contemperata con l’anzidetto principio di imparzialità, in coerenza con il fatto che le istituzioni statali sono un bene della collettività nazionale, nelle diverse sfaccettature politiche e culturali in cui la stessa si articola e si esprime.  

La libertà di insegnamento posta dalla nostra Costituzione va, quindi, correttamente intesa in primis come un divieto al legislatore di imporre limiti e censure alla libera circolazione di idee e posizioni culturali e filosofiche, ma non come arbitrio concesso al docente di determinare a proprio piacimento i contenuti del proprio insegnamento, magari a prescindere, o addirittura contro esigenze scientifiche oggettive e plausibili, e con la finalità, più o meno dichiarata, di indurre capziosamente i discenti verso un’unica visione dottrinale o scientifica.

Dall’altra parte, è praticamente impossibile trovare il modo di impedire o vietare che, nell’esplicazione della sua prestazione professionale, il docente lasci anche trasparire le proprie personali opinioni: essenziale è che ciò avvenga in un quadro di equilibrio in cui possano trovare rappresentazione complessiva le diverse posizioni, al fine di promuovere il senso critico degli studenti e la maturazione di una individuale visione del mondo. Il grande lascito della cultura scientifica e filosofica del Novecento, del resto, consiste proprio nella consapevolezza che ogni verità è relativa, provvisoria, e “falsificabile” (in senso popperiano), ossia sempre suscettibile di essere superata da altra e più valida enunciazione.

Per non tradire sé stessa, la funzione dell’insegnamento (esercitata in prima persona dal docente, ma nella quale in qualche misura è coinvolto nel suo insieme il sistema di istruzione) deve rifuggire tanto il dogma dell’indottrinamento quanto il controllo poliziesco della politica. 

Solo nel libero confronto delle idee, garantito dal metodo scientifico e dal rispetto dell’altrui pensiero, la scuola può dirsi autenticamente conforme al dettato costituzionale.

Dirigenti News, newsletter della CISL Scuola per i dirigenti scolastici, del 5 febbraio 2026.

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