Home Attualità Alcide De Gasperi e l’elogio di una politica di altri tempi

Alcide De Gasperi e l’elogio di una politica di altri tempi

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Arriverà, prima o poi, il momento di una politica che non sia solo polemica, violenza verbale, gara a chi la spara più grossa?

Il grande deficit che si traduce nella crisi della credibilità della politica attuale rimanda, anzitutto, alla crisi di credibilità dei politici, vecchi e nuovi, oltre alla difficoltà di poter incidere e determinare le scelte di propria competenza, per l’imporsi di reti di interdipendenze che, nei fatti, limitano le capacità decisionali, con un continuo scaricabarile. Perché, se una cosa non va, è sempre colpa di qualcun altro.

Anzitutto, credibilità personale, e forte senso del bene comune. Senza questi, non si capirebbe la rabbia della nostra gente, che è più diffusa di quanto si pensi.

Chi è chiamato, dunque, ad una responsabilità pubblica non solo deve essere, ma anche apparire irreprensibile, oltre che competente e aperto al sano confronto con tutti.
Se penso, perciò, alla crisi della politica e dei politici di oggi, subito il pensiero va a personalità del passato che, lo possiamo dire, rimangono dei punti di riferimento, a livello di etica individuale, al di lá delle differenze di contesto. Punti di riferimento di un passato che oggi, però, è senza eredi, al di lá di sigle e partiti vecchi o nuovi.

Sono passati 64 anni dalla sua morte (avvenuta il 19 agosto 1954 a Sella di Valsugana), eppure rispetto ai politici di questi ultimi anni, soprattutto di quelli di oggi, Alcide De Gasperi appare di un altro mondo, non solo di un’altra epoca: sobrio, capace di verità, coraggioso, coerente.

Che cosa aveva di particolare, mi sono spesso chiesto, un De Gasperi rispetto ai nostri politici? È solo un dato generazionale?
Ovvia la risposta: la generazione di De Gasperi, compresi gli avversari politici di allora come Nenni, Togliatti, Saragat, ma anche Dossetti (che si dimise dalla politica nel 1951, proprio in contrasto con De Gasperi) erano stati temprati dalla “sofferenza”, dalla condivisione cioè della fatica di vivere. Non solo per la dominazione fascista, non solo per la guerra. Vivevano cioè di ideali.

Tanto da dire: “La differenza fra un politico ed uno statista sta nel fatto che un politico pensa alle prossime elezioni mentre lo statista pensa alle prossime generazioni”.
Parole che metterebbero in crisi tutti i nostri politici, le sigle sindacali, le corporazioni di vario colore.

Oggi tutti lo riconoscono, De Gasperi è stato un politico lungimirante. Perchè ha saputo accompagnare il nostro dopoguerra con decisioni coraggiose, senza puntare alla autosufficienza, ma cercando la più ampia partecipazione. Pur ottenendo il 18 aprile 1948 la maggioranza assoluta dei seggi, ottenuti col sistema proporzionale, volle comunque un governo di coalizione.
Uno statista, a tutto tondo, perché ha sempre anteposto i problemi dell’Italia ai suoi personali.

Uno statista coraggioso, tanto da incontrare, da leader cattolico, anche la freddezza di Pio XII. E nello stesso tempo consapevole che solo con una chiara politica di alleanze occidentali poteva consentire all’Italia di uscire dal dramma della guerra: “Prendendo la parola in questo consesso mondiale, sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me; e soprattutto la mia qualifica di ex nemico che mi fa considerare come imputato e l’essere citato qui dopo che i più influenti di voi hanno già formulato le loro conclusioni in una lunga e faticosa elaborazione…” (storico discorso del 10 agosto 1946, prendendo la parola di fronte ai vincitori, nella Conferenza di pace di Parigi).
Non solo l’alleanza occidentale, ma in una nuova Europa, unita, indipendente, frontiera di libertà contro i nuovi totalitarismi.
Chi fu, in sintesi, Alcide De Gasperi? Fu un politico che incarnò la cristiana virtù dell’etica politica. Un chiaro punto di riferimento anche per chi oggi intende dedicarsi al bene comune con cristiana laicità.