Da decenni è stato richiesto alla scuola di farsi carico di molte incombenze: dall’educazione stradale all’educazione ai sentimenti, dall’educazione alimentare all’educazione finanziaria non c’è aspetto della vita associata che, in qualche modo, non debba essere toccato nel percorso scolastico. È evidente che si tratta di una stortura, anche perché quelle antiche abilità fondamentali che era appannaggio della scuola trasmettere (leggere, scrivere, far di conto) invece di essere rafforzate dalla scolarizzazione di massa diventano, ogni anno che passa, sempre più deboli. Questo possiamo affermare se crediamo alle ultime rilevazioni Invalsi, secondo le quali in Italiano raggiunge il livello base il 52% degli studenti dell’ultimo anno della scuola superiore di secondo grado. Leggendo il dato in altro modo, possiamo affermare anche quest’anno che il 48% degli studenti che si avviano alla maturità non padroneggia il livello- base della propria madrelingua. Aggiungiamo a questo dato un altro che ci spiega in modo chiaro come la nave della scuola italiana navighi con il vento in poppa: nel 2019 l’Invalsi rilevava che, a raggiungere il livello-base era il 64% degli studenti maturandi. Perciò, riforma dopo riforma, ministro dopo ministro, possiamo affermare che negli ultimi anni la scuola va sempre peggio.
A fronte di una metà di studenti diciottenni in difficoltà di fronte ad un testo mediamente complesso, è difficile che si verifichi la situazione che ipotizzerò. Ma tant’è: visto che continuamente viene detto dai “competenti” che la scuola deve sviluppare il “pensiero critico” proviamo ad immaginare cosa accadrebbe nel caso in cui i nostri studenti fossero portati a ragionare criticamente sulle cose del mondo.
Entro in classe e qualcuno alza la mano: poniamo che sia l’ora di educazione civica: “Professoressa, è vero che il “carrello della spesa” è aumentato del 24% negli ultimi 5 anni e che secondo i dati OCSE i salari italiani sono calati del 7,5%?” Altra mano alzata: “Come mai il presidente del Consiglio invece dice che il Paese gode di ottima salute? Ho qui la sua ultima dichiarazione (n.d.r. Sta parlando la studentessa che ha la maggior rapidità nella ricerca in Internet; infatti la dichiarazione che segue è stata rilasciata sui social un quarto d’ora fa): Ancora notizie positive sul fronte lavoro. I dati Istat di dicembre confermano un dato chiaro: il tasso di disoccupazione scende al 5,6%, il livello piu’ basso dall’inizio delle serie storiche nel 2004. Su base annua, il numero degli occupati e’ in aumento e sempre piu’ persone rientrano nel mercato del lavoro. E’ la direzione giusta: piu’ lavoro, piu’ stabilita’, piu’ opportunita’. Continueremo su questa strada“. Terza mano alzata: “Queste stesse cose le diceva ieri in tv una certa Montaruli. Carina. Ma chi è Montaruli?”
Non ho bisogno di spiegare a chi legge che stiamo immaginando un mondo parallelo in cui gli studenti fanno domande puntuali e che hanno a che fare con la vita associata (si direbbe, in altri termini, “con la politica”, ma voglio accantonare per ora questo termine). Cosa faccio? Li lascio senza tentare di dare una risposta alle loro domande? No, questo sarebbe davvero diseducativo. Comincio dalla prima domanda: mi corre l’obbligo di spiegare che, secondo tutte le stime nazionali e internazionali, i salari italiani sono arretrati, in termini di potere d’acquisto – e non solo negli ultimi cinque anni. Prendo una fonte, diciamo così, neutra: Nel2023, le retribuzioni orarie risultavano inferiori di circa il 7% rispetto al 1996. Un confronto impietoso, considerando che, nello stesso periodo, le retribuzioni orarie nette tedesche sono cresciute del 18,2% e quelle francesi del 19%.
Cito la mia fonte, che è l’Osservatorio sui salari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che non mi risulta sia un covo di facinorosi comunisti. E allora, appurato che i salari sono in discesa libera e che l’inflazione (en passant, spiego in due parole cos’è) ora mi tocca spiegare perché la presidente del Consiglio afferma che tutto va bene. Me la potrei cavare dicendo che tra menzogna e politica si crea spesso un saldo connubio, ma voglio evitare le opinioni, per quanto possibile.
Mi tocca perciò prendere i dati ISTAT e spiegarli meglio. Non è tanto semplice e potrei concludere dicendo che possiamo far dire ai numeri quello che desideriamo: per esempio, sempre partendo dai dati ISTAT, potrei dire che, su base mensile il numero degli occupati è in calo rispetto al mese precedente – ma dovrei aggiungere che i dati di dicembre sono provvisori e spiegare perché. Troppo complicato; però posso fornire un’informazione che si muove in controtendenza con l’ottimismo del presidente del Consiglio: la disoccupazione giovanile, pur instabile nelle rilevazioni mensili (segno che parecchi lavori sono precari) tende al 20%, cifra ragguardevole e preoccupante. Dovrei anche aggiungere che l’aumento dell’età pensionabile incide assai sui dati positivi dell’occupazione, così vantati dalla presidente Meloni.
Prendiamo come esempio i dati di luglio 2025: su base annuale, gli occupati con più di 50 anni sono saliti di 408mila unità, nella fascia 25-34 anni invece di sole seimila unità. Tra i 15 e i 24 anni sono 36mila in meno, tra i 35 e i 49 anni addirittura 160mila in meno. Questi sono dati che non giustificano alcun trionfalismo e c’è poco da star contenti.
Mi resta da chiarire chi sia Augusta Montaruli: consiglio di consultare Wikipedia. Ho già verificato e la voce è attendibile. Una ragazza legge ad alta voce: “Con la vittoria del centro-destra alle politiche del 2022 e la nascita del governo Meloni, è indicata dal Consiglio dei ministri come sottosegretario di Stato al Ministero dell’università e della ricerca.
In carica dal 2 novembre dello stesso anno, il 18 febbraio 2023 ha annunciato le proprie dimissioni, a seguito della condanna per le vicende del caso “Rimborsopoli”.Il 14 marzo 2023 è nominata componente della commissione di vigilanza Rai per poi diventarne, dal 4 aprile dello stesso anno vicepresidente”. Per quale reato è stata condannata? Per peculato (mi tocca spiegare cosa significhi, ma siamo nell’ora giusta, quella di educazione civica). E che cos’è Rimborsopoli? Mi tocca spiegare di nuovo e gettare una luce sinistra su una buona parte dei politici locali di quel momento. Intanto, vedo illuminarsi il viso di una studentessa (la navigatrice veloce su Internet). “Ma è quella che abbaiava durante una trasmissione televisiva invece di rispondere alle domande!” “Continua a dire bau bau!”.
Mi meraviglio che non abbiano visto prima il famoso video della deputata che “abbaia”; poi penso che, se per caso guardano, anche distrattamente un telegiornale possono collezionare in una settimana esempi ben peggiori di quelli nostrani – le bugie diventano menzogne colossali, la realtà viene manipolata e si va ben oltre i “bau bau” di Montaruli.
Qualcuno si chiede che danno facciano gli esempi pessimi che provengono da chi dovrebbe, invece, tenere insieme e governare la società nel modo più giusto? Qualcuno si chiede come un ragazzo possa interpretare il fatto che un pregiudicato o una pregiudicata sieda nel nostro Parlamento e non senta il dovere di dimettersi e di tornarsene a casa? Una volta si diceva, con parole semplici, che il pesce puzza dalla testa. In ogni caso, questa sorta di mio raccontino morale è di pura fantasia perché difficilmente gli adolescenti fanno ai loro insegnanti domande come quelle che ho immaginato.
Di una cosa sono certa: se il mio dialogo immaginario dovesse svolgersi, legittimamente, in un’aula verrei immediatamente classificata per insegnante di sinistra e non invece per quello che sono, una persona che ama chiedersi dove stia la verità e dove la menzogna.