Si accende il dibattito sulla scuola pubblica dopo le dichiarazioni del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, intervenuto nel corso di un convegno promosso dall’Ance, Associazione Nazionale Costruttori Edili. Il Ministro ha prospettato l’ipotesi che il privato possa gestire tutti i servizi della scuola, aprendo a un modello in cui la gestione verrebbe affidata per un lungo periodo a soggetti privati con un contributo pubblico minoritario.
Parole che hanno suscitato la dura reazione della FLC CGIL.
Gianna Fracassi, segretaria generale della FLC CGIL così commenta: “Quanto affermato dal Ministro è gravissimo. Gli andrebbe ricordato che scuola e sanità non sono servizi come altri. Non stiamo parlando di autostrade, parcheggi o impianti sportivi. Sono diritti costituzionali e la loro funzione non è produrre profitto, ma garantire l’uguaglianza“.
La segretaria generale del sindacato contesta in particolare l’impostazione culturale della proposta, che a suo avviso rischia di assimilare l’istruzione a un servizio economico qualsiasi, anziché riconoscerne la natura di diritto fondamentale garantito dalla Costituzione.
Nel merito, Fracassi sottolinea i rischi di una gestione pluridecennale affidata ai privati: “L’idea che un soggetto privato possa ‘gestire tutti i servizi della scuola per 20 anni’ con un contributo pubblico minoritario viene presentata come pragmatica, moderna, efficiente ma in realtà è una proposta che rischia di scardinare il fondamento stesso dello Stato sociale“.
La presa di posizione della FLC CGIL apre così un nuovo fronte di confronto politico e sindacale sul futuro del sistema scolastico italiano, in un momento in cui il tema delle risorse, dell’efficienza e della qualità dell’offerta formativa è al centro del dibattito pubblico. Al centro della discussione resta una questione di fondo: se e fino a che punto la gestione dei servizi scolastici possa essere affidata al mercato senza intaccare il principio costituzionale di uguaglianza nell’accesso all’istruzione.