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Algoritmo trasferimenti, il Miur non rivela i codici sorgente. Sindacati imbufaliti: andiamo in tribunale

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Il Miur non avrebbe intenzione di rendere pubblici i parametri utilizzati per impostare l’algoritmo sui trasferimenti della mobilità 2016, avvenuta su ambiti territoriali.

Vanificando le aspettative dei sindacati, che nei giorni scorsi avevano ottenuto l’accesso agli atti. Che avevano indicato una data, il 15 settembre, per apprendere da Viale Trastevere cosa è realmente accaduto per realizzare 5mila errori.

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“La documentazione che ci è stata fornita oggi dal Miur – tuona Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti – non risponde in alcun modo a quanto avevamo richiesto con la nostra istanza di accesso agli atti. Si tratta, infatti, di un mero ‘memorandum’ sul funzionamento della procedura di mobilità, peraltro ambiguo e confuso”.

Secondo Di Meglio, “la metà della documentazione fornita è composta da riferimenti normativi che evidentemente eludono alla nostra specifica richiesta di conoscere i codici sorgente che, se fossero stati forniti, sarebbero dovuti essere analizzati e valutati da un perito informatico. Inoltre anche la descrizione dell’algoritmo appare lacunosa perché mancano tutte le condizioni previste dal CCNI sulla mobilità che hanno provocato i numerosi errori segnalati dai docenti”.

“A questo punto – conclude Di Meglio – proseguiremo rivolgendoci alla magistratura per ottenere l’algoritmo utilizzato dal Miur per la procedura della mobilità. Quanto al documento consegnato oggi dal ministero, sarà messo a disposizione degli insegnanti che nella scelta della sede di servizio, nonostante vantino un punteggio elevato, sono stati scavalcati da colleghi con punteggi inferiori”.

A sentire i segretari regionali della Uil Scuola, riuniti il 15 settembre a Roma per fare il punto proprio sugli errori sui trasferimenti, i dati forniti dal Miur potrebbero chiarire qualcosa: “abbiamo avuto i dati sull’algoritmo – mette in evidenza Pino Turi, segretario generale della Uil Scuola – ne verificheremo la correttezza. Gli effetti sono sicuramente quelli di un programma sbagliato. La riprova è data dal numero delle conciliazioni: 3 mila quelle concluse, 2 mila quelle non accolte”.

Il sindacalista ha ricordato che “intere categorie che hanno chiesto il trasferimento, ad esempio tutti i docenti della scuola secondaria di secondo grado, i neo assunti, i vincitori di concorso, non sono stati ammessi alla procedura. Questo non perché fosse tutto a posto, ma perché i posti per conciliare erano pochi ed insufficienti per tutti”.

Per i segretari regionali della Uil Scuola, la conciliazione è stata un flop e ha creato ulteriori ingiustizie.

“In alcuni casi – scrivono – si sono verificate situazioni inspiegabili e al limite dell’abuso d’ufficio. Da ciò prendiamo le distanze per un procedimento che, sotto il termine ‘conciliazione’, cela un provvedimento di autotutela. Stiamo chiedendo spiegazioni scritte e formali senza risposta. Appare urgentissimo un incontro con il ministro”.

“In quella sede chiederemo il rifacimento delle operazioni per ripristinare le posizioni giuridiche di ognuno. Chi doveva spostarsi dovrà andare, chi attendeva un posto per l’immissione in ruolo (concorso e Gae),lo dovrà avere anche con provvedimenti ‘ora per allora’”.

Per la Uil Scuola, le modifiche sono a trecentosessanta gradi: “servono modifiche normative della legge 107: bonus docenti, chiamata diretta, sistema di valutazione. L’occasione della riapertura del contratto può essere la sede giusta per farlo. Se dovesse perdurare questa situazione di silenzio e di caos, in assenza di interlocuzioni, la Uil Scuola attiverà ogni utile intervento per dare garanzie al personale. Il ministro intervenga e tragga le conclusioni”.

 

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