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Alternanza scuola – lavoro, ci saranno ancora studenti del Sud sfruttati da aziende del Nord?

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La riforma della “Buona scuola” e l’esigenza di cogliere da subito le opportunità offerte dalla stessa, determinano un impegno sul fronte della didattica laboratoriale, per sollecitare gli studenti a pensare come un’azienda e avvicinare la scuola al sistema delle imprese.

Scuole e impresa devono incontrarsi, non a caso a partire dall’anno scolastico in corso a tutte le scuole secondarie di secondo grado viene chiesto espressamente di avviare appunto progetti di alternanza scuola-lavoro, a partire dagli studenti iscritti alle classi terze.
In questo senso uno degli aspetti più significativi riguarda il fatto che l’alternanza non vale soltanto per le scuole a orientamento tecnico-industriale ma per tutti gli istituti superiori. A queste riflessioni però bisogna aggiungere il ricordo di quanto accadeva esattamente un anno fa. Nel novembre 2014, ben 36 scuole superiori che si trovano in Lazio, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, inviavano i propri studenti in aziende (un’ottantina circa), che richiedevano stagisti nell’ambito dell’alternanza scuola – lavoro. Queste aziende si trovano in Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia, Toscana, Umbria, Abruzzo, Puglia, Sicilia e Sardegna.
Insomma, solo dodici mesi fa, i finanzieri denunciavano quattro persone per somministrazione fraudolenta di manodopera, calcolando anche l’importo dell’Iva evasa (circa 200 mila euro su un milione di importo).
La speranza è quella che, attraverso la legge 107/15, tali episodi non si verifichino mai più.

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