Home I lettori ci scrivono Alunni con disabilità cognitive: affrontare i problemi senza ipocrisia

Alunni con disabilità cognitive: affrontare i problemi senza ipocrisia

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Gentili, dopo l’articolo sul Quoziente intellettivo, a firma di Aldo Domenico Ficara, non solo la nostra famiglia ma tante come le nostre, con figli con Alto Potenziale, abbiamo raschiato il fondo già da tempo raggiunto!

L’aspetto positivo di tutta la faccenda, però c’è: senza più ipocrisia, è stato tradotto il pensiero cardine che rappresenta, ahinoi, la Scuola italiana.

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Bambini e ragazzi con A.P a causa della DISfunzione della Scuola, è logico che a lungo andare presentino delle criticità, che sfociano con disagi di natura emotiva e psicologica, interferendo sul comportamento.

Quando uno studente nell’arco di una mattinata si sente prima dire dallo stesso docente:

1) “Come, non mi sai dare la risposta? Mi deludi, visto quanto sei intelligente!”

2) “Vuoi sempre sapere ogni cosa tu. Perché ti consideri più intelligente di tutti?”

Questo accade dalla scuola primaria…

Dalla scuola media alle superiori, non è raro che per es. all’ora di italiano, lo studente venga utilizzato come stimolo per tutta la classe; quindi, sollecitato a sviluppare gli argomenti con le sue capacità. Lo stesso docente, ripete poi a tutta la classe che lo dovrebbero prendere come esempio, per non ripetere le lezioni sempre a pappagallo, senza contestualizzare.

Però, l’ora successiva un altro insegnante, ancora prima di iniziare la lezione, mette subito le cose in chiaro esordendo cosí:

“Se intervieni come fai spesso, pure citando contenuti che non sono scritti sul libro di testo, ti do una nota sul registro e con me ne hai già tante (come sono pure consueti i “viaggi” dalla classe all’ufficio del Ds).

Voi ragazzi, non ascoltatelo, perché sapete che dice solo sciocchezze!”

Queste situazioni, sono anche una delle cause principali che scatenano il bullismo nei confronti del compagno, prima valorizzato e poi denigrato, in base la sensibilità e la capacità personale di ogni singolo insegnante.

Mettetevi nei panni di un bambino e di un ragazzo che tutti i giorni deve affrontare questi conflitti, pure con se stesso; perché sono esperienze che minano la sua autostima, al punto di non comprendere più le proprie capacità, anche per eseguire azioni e compiti molto semplici.

Secondo voi, il disagio e le difficoltá scolastiche manifestate da questi studenti, sono dovuti soprattutto dall’A.P?

Di bambini immaturi nello sviluppo globale (senza parlare di ritardo cognitivo) non con A.P, che manifestano quindi anche comportamenti più infantili, linguaggio non adeguato quando iniziano la prima primaria, pure impaccio psicomotorio, ecc…ce ne sono. Però, loro (GIUSTAMENTE! Non vogliamo creare assurdi conflitti fra gli studenti) vengono accolti senza tutte le resistenze che si hanno con chi presenta plusdotazione.

Anzi, col certificato come DSA, seppur “con pianti e lamenti” arrivano al diploma di Maturità! (Pure al liceo!).

Gli esempi qui riportati, sono solamente una minima parte di ciò che accade ad un bambino e ragazzo GIFTED che, significa DONO.
Non invece DISAGIO!

In Italia la plusdotazione viene considerata come l’altra faccia della medaglia dell’handicap.

L’articolo a cui stiamo rispondendo, lo rivela chiaramente!

Invece, posseggono fisiologicamente, “solo” il PENSIERO DIVERGENTE!

Non si ha mai capito perché con l’inserimento in una classe, di uno studente con disabilità cognitiva, si teme di rallentare il programma; invece, con l’inserimento di uno con A.P non si abbia la felice aspettativa di poter realizzare un programma più stimolante per tutta la classe, perché lo sarebbe anche per gli insegnanti.
Questo accade quando si accetta di lavorare con ragazzi con A.P assieme a tutta la classe. Sono però esempi ancora sporadici e sempre dipesi dalla sensibilità e capacità di coloro che lavorano in una classe.
Anzi, succede che se un solo insegnante o il Ds, non hanno “gli strumenti” o conoscenze per sapere prima di tutto cosa significhi plusdotazione, nemmeno la buona volontá di altri colleghi può permettere un inserimento strutturato di questi studenti. Ci sono oramai specialisti che se ne occupano, collaborando con le scuole (LabTalento Università di PV) ma anche l’autore dell’articolo, dimostra di non esserne a conoscenza.

Cosa ha detto un giorno nostro figlio? Poiché oltre al senso critico hanno uno spiccato umorismo: “Sai che faccio, visto non mi vogliono a scuola? Entro in una classe e mentre mi invitano ad uscire, come nel periodo dell’apartheid in sud Africa, quando cacciavano i neri dai locali, dai mezzi pubblici e dalle scuole, accessibili solo ai bianchi, pongo resistenza.

Finché in ogni istituto scolastico, non metteranno un avviso pubblico per comunicare che accettano studenti solo con un Q.I che non supera 11O, io ho tutto il diritto di terminare gli studi”! Così poi m’imiteranno tutti i plusdotati italiani, perché diventerò leggenda, come Rosa Parks!”

Vi chiedete ancora perché queste persone possono nella vita esternare “un pochetto” di comportamenti inopportuni? (Reagiscono anche troppo poco!).

Quando nostro figlio era ancora piccolo, un sacerdote amico di famiglia, Don Felice, osservandolo ci “predisse” questo:

“Soffrirà a scuola perché la Scuola livella tutte le cime, partendo però dalla più bassa!”

Prima di riportare ricerche e statistiche, sarebbe opportuno vivere in prima persona, le realtà che vogliamo commentare!

Famiglia Mancini Paolo