Giornate dedicate all’orientamento scolastico, discussioni familiari, letture infinite di brochure, consulti con amici “esperti perché hanno un figlio alle superiori”, partecipazione agli open day… tutto per compiere una scelta fondamentale, sullo sfondo di un’idea di futuro sempre più sbiadita — non quella vivace dei decenni passati, che sembra una foto vecchia lasciata troppo al sole.
Nel frattempo avanza la convinzione che la scuola serva solo come trampolino verso il mondo del lavoro: diventare ingranaggi perfettamente oliati del sistema produttivo. Cultura personale? Curiosità intellettuale? Spirito critico? Ma no, che pesantezza!
Leggo con un certo sconforto la lettera del ministero alle famiglie in fase di scelta, dove tra slogan sulla “valorizzazione dei talenti”, spunta la promozione della “filiera” (la chiamano proprio così), “ben retribuita” per “entrare immediatamente nel mondo del lavoro”: 4+2: professionale → ITS Academy → azienda → e via, a lavorare per tutta la vita! O almeno finché l’azienda non decide di delocalizzare e salutarti con un sorriso.
Naturalmente, trovare lavoro è fondamentale; inoltre fare un lavoro che piace ti aiuta non poco a vivere una vita tendenzialmente felice. Ma anche un lavoro che richiede sacrifici fa parte del gioco. Pertanto una formazione che offra strumenti per la vita lavorativa è sicuramente utile.
Ma formare cittadini consapevoli? Che sappiano ragionare autonomamente? No, beh, quello forse è diventato un optional.
Tutti quei bei ragionamenti su una scuola foriera di cultura, di piacere della conoscenza, di relazioni stimolanti tra pari e con i docenti — a volte anche conflittuali, ma sempre formative per la crescita — che fine hanno fatto? Ah già: retorica d’altri tempi.
E poi oggi il lavoro non è più visto come un modo per esprimere le proprie capacità, le proprie attitudini mettendole al servizio dello sviluppo della società. No, queste sono cose ormai da mandare in soffitta. Il lavoro serve per guadagnare. Punto. E sì, la retribuzione è importante (gli insegnanti avrebbero parecchie cose da dire, ma lasciamo perdere).
Difatti in questa lettera del ministro alle famiglie c’è pure il link coi guadagni futuri di ogni professione scelta dagli studenti! Che finezza!
Così il triangolo si chiude: scuola → lavoro → denaro.
Ma forse sono io che non capisco, sono rimasto un po’ indietro: in effetti oggi conta solo il denaro, il resto è vecchiume. E allora il ministro, tutto sommato, si sta solo adeguando ai tempi, alla mentalità dominante, in perfetta sintonia con certi rapper di successo tra alcuni giovani, dove i soldi sono il metro di tutto — come Cardi B in Money, o Lil Baby e 42 Dugg in We Paid.
È ufficiale: devo aggiornarmi anch’io.
Massimo Bellucci