Home Alunni Alunni superdotati, a scuola s’annoiano ma vengono fraintesi: serve una didattica ad...

Alunni superdotati, a scuola s’annoiano ma vengono fraintesi: serve una didattica ad hoc

CONDIVIDI
webaccademia 2020

Tutelare a scuola i bambini superdotati, troppo spesso non compresi se non addirittura danneggiati.

È questo l’obiettivo che si sono posti i promotori del protocollo d’intesa sottoscritto il 30 maggio a Bari, dall’associazione Città dei Bimbi, Università Aldo Moro e Labtalento di Pavia, in modo da fornire dal prossimo anno scolastico alle scuole, ai docenti e alle famiglie, le competenze per riconoscere i bambini plusdotati ed avviare percorsi personalizzati, che comprendano anche le loro esigenze per fa sì e che diventino una opportunità per il gruppo classe e per il Paese.

ICOTEA_19_dentro articolo

“Spesso – ha detto la sottosegretaria al Miur, Angela D’Onghia, intervenuta all’incontro – dei bambini con un alto potenziale cognitivo vengono emarginati ed esclusi dalla società e la scuola non sempre è in grado di riconoscerli. Da qui l’importanza di preparare gli insegnanti a individuare le caratteristiche di questi bambini attraverso un lavoro di formazione basato su programmi didattici personalizzati che stimolano gli interessi dei piccoli plusdotati”.

“Se i professori, ma ancor prima i maestri – ha spiegato Maria Assunta Zanetti direttrice di LabTalento – non hanno gli strumenti per riconoscere questi bambini, per distinguerli da un alunno brillante e intelligente, i bambini gifted vengono fraintesi, spesso rimandati ad un livello medico da cui escono con diagnosi sbagliate di disturbo dell’attenzione. Si tratta di bambini che annoiano, che hanno un altro funzionamento e un ritmo di apprendimento che non consente loro di aspettare il gruppo classe”.

Occorre, per evitare questo, allora offrire una didattica pensata alle loro esigenze, come ha rimarcato Elisa Forte, presidente di Città dei Bimbi.

 

{loadposition carta-docente}

 

Durante la giornata, è stato fatto l’esempio della bambina Nina, che a 10 anni conosce molto bene l’inglese e ha un quoziente intellettivo di 145 (Einstein aveva 160): a tre anni – scrive l’Ansa – sapeva leggere, che a quattro aveva letto quasi tutti i libri di Geronimo Stilton e che vocabolari ed enciclopedie sono i suoi compagni nel tempo libero. Oggi fa la prima media, in una scuola di Roma, con un anno di anticipo.

La bambina dalla scuola non ha ricevuto alcun tipo di aiuto. E per i compagni è stata considerata quasi un’asociale: quest’anno ha letto 24 libri presi dalla biblioteca scolastica, più molti altri che ha a casa.

“Quando ha cominciato la scuola primaria, a sei anni, la maestra la rimproverava perché, è pur vero che sapeva leggere benissimo, ma scriveva in modo disordinato e non nel rigo. Nina veniva rimproverata e punita in classe perché, mentre la maestra spiegava, lei leggeva un libro, interveniva in continuazione, correggeva la maestra sul congiuntivo sbagliato e l’aiutava a mettere in ordine la consecutio temporum dei verbi. Per la maestra era un’alunna selvaggia, maleducata e senza regole. In realtà, era incompresa”.

In seconda elementare si trovò per la prima volta davanti ad uno psicologo, che le chiese quante risposte esatte aveva dato ai test Invalsi, disse: “Quante non so, ma posso ripeterle tutte le domande e tutte le risposte che ho dato”. Si scoprì così che la bambina è plusdotata.

Quando frequentava la terza elementare, due volte la settimana, le facevano fare lezione in quarta; in quarta andava tre volte la settimana in quinta. Così arrivò la decisione di farla avanzare di un anno scolastico.

Ma la sua vita scolastica non è in discesa: “a parte una grande intelligenza, non è un’alunna modello e la scuola, oltre al salto di una classe, non l’ha aiutata in alcun modo”, ha spiegato la mamma di Nina, la bambina superdotata che forse avrebbe preferito avere un’intelligenza meno spiccata e qualche amico in più.

{loadposition facebook}

Preparazione concorso ordinario inglese