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Antimafia a scuola? Raccontiamo il maxiprocesso in Calabria. Parliamo di DDA più che DDI

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Come fare antimafia e legalità a scuola? Per una volta parliamo di DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) piuttosto che di Didattica Digitale Integrata; e per una volta cerchiamo di stare sul pezzo, e di parlare dell’oggi anziché celebrare il passato come un tempo lontano che non ci riguarda. E oggi c’è uno dei più grandi processi della storia dell’antimafia dopo il maxiprocesso di Palermo: il maxiprocesso di ndrangheta in Calabria, che vede protagonista il  capo della procura distrettuale antimafia di Catanzaro Nicola Gratteri là dove un tempo c’era stato Giovanni Falcone.

I numeri del processo

Un processo che mette alla sbarra 325 imputati, 438 capi di imputazione, 600 avvocati, 30 parti civili, 224 parti offese. Numeri abnormi che potrebbero mettere in ginocchio la criminalità organizzata, specie nel territorio del vibonese.

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Ecco, un modo di certo fruttuoso di impiegare a scuola le 33 ore annue di Educazione Civica, previste dalla legge 92 del 2019, potrebbe essere quello di studiare le carte dell’inchiesta Rinascita-Scott, da cui il maxiprocesso è iniziato fino ad arrivare all’aula bunker di Lamezia Terme.

La petizione

Una petizione che gira sul web chiede che la società civile si mantenga aggiornata sui fatti del maxiprocesso, affinché i suoi protagonisti, nella persona del procuratore antimafia Nicola Gratteri ma anche di tutti gli altri membri delle istituzioni che lavorano per affermare la legalità in Calabria esponendosi in prima persona e mettendo a rischio la propria vita, possano sentirsi al sicuro, perché al centro dell’attenzione del Paese, un’attenzione che non può che partire dalle scuole. Perché le mafie, si sa, vivono di silenzi.

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