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Apprendistato a 15 anni, un coro di critiche

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L’apprendistato a 15 anni non va proprio giù ad alcuni sindacati, associazioni degli studenti e buona parte dei partiti di opposizione. All’indomani della sofferta approvazione da parte della Camera del ddl lavoro, che introduce la possibilità di svolgere formazione in azienda in luogo dell’ultimo anno di scuola dell’obbligo, Cgil e associazioni studenti confermano tutte le loro perplessità: secondo Mimmo Pantaleo, segretario generale dei lavoratori della conoscenza della Cgil, si tratta di un ulteriore passo verso la demolizione dell’obbligo scolastico a 16 anni” perché “si consente di andare a lavorare a 15 anni, senza completare un percorso formativo di base all’altezza dei cambiamenti in atto nella società e nel mondo del lavoro. Il leader della Flc-Cgil ritiene che il provvedimento comporterà un allargamento ulteriore delle disuguaglianze sociali perché quel percorso riguarderà i figli delle famiglie più disagiate e con difficoltà di apprendimento, certamente non per  coloro i quali hanno le possibilità economiche per continuare gli studi o per permettersi le scuole private. Il sindacalista denuncia anche il fatto che i contratti di apprendistato, che coinvolgono piccole e piccolissime imprese, si configurano spesso come negazione di diritti, se non di vero e proprio sfruttamento, senza alcun contenuto formativo. Ma ormai questo governo – conclude Pantaleo – ha deciso che i diritti dei lavoratori possono essere cancellati e che l’apprendimento di massa deve essere demolito pezzo per pezzo.
Parole dure anche dalla Rete degli Studenti: la portavoce Sofia Sabatino rifiuta la possibilità data ai 15enni di andare a lavorare, perché a quella età sarebbero senza diritti né tutele, in un percorso che spesso non ha niente a che fare con quello che studiamo e che è paradossale considerare formativo, essendo esclusivamente sfruttamento. Secondo la rappresentante della Rete, che sarà di nuovo in piazza il 30 ottobre a Napoli con i precari della scuola e il 17 novembre in diverse città, il progetto di questo governo ormai è chiaro: gli studenti sono considerati la manovalanza del Paese, non solo non si investe nell’istruzione consegnandoci un futuro precario, ma si preferisce eliminare alla radice il problema mandandoci tutti a imparare come si cambia una gomma o come si raccolgono le arance. Sabatino sostiene, inoltre, che già con la riforma Gelmini le nostre scuole sono diventate classiste, creando percorsi di serie A, i licei, e percorsi di serie B, gli istituti tecnici e professionali, i più penalizzati dalla riforma; ora questo divario si accentua terribilmente.
Molto critico contro il provvedimento è anche il Partito democratico, il cui parere è rappresentato da Giovanni Bachelet, responsabile del Forum Scuola: l’anticipo dell’apprendistato “rappresenta una pagina nera per la scuola italiana. La maggioranza di destra, con un colpo di mano (un mini-emendamento ad una legge omnibus senza alcun nesso con i nuovi regolamenti della secondaria discussi negli stessi mesi), riporta per la seconda volta a 15 anni l’obbligo scolastico che il centrosinistra, in linea con la maggioranza dei Paesi europei, aveva faticosamente innalzato a 16 anni“. Per Bachelet ormai siamo al “becero bipolarismo scolastico“, che “promuove un apprendistato selvaggio che mina alla base la possibilità del recupero della dispersione. Un simile apprendistato non ha nulla a che fare con le esperienze positive di apprendistato del nord Europa e anche del nostro Alto Adige, che sono invece guidate e accompagnate dalla scuola e dagli enti locali“. L’esponente del Pd fa intendere che in caso di approdo al Governo, il suo partito cercherà di cambiare di nuovo la norma: l’obiettivo è creare un obbligo di istruzione fortemente ancorato al conseguimento di competenze generali e alle politiche dell`orientamento, in una scuola rinnovata sul piano metodologico e didattico e aperta ad esperienze di alternanza con il mondo del lavoro, nelle quali sia però garantita equità e qualità dell`azione formativa“.