I costi per rifornirsi di benzina e diesel hanno raggiunto livelli record. Siamo attorno o sopra ai due euro al litro. A questi prezzi, fare il pieno è diventato un vero salasso. Soprattutto per chi riceve stipendi inadeguati. Come i lavoratori della scuola: vale la pena ricordare che i docenti percepiscono circa 400 euro al mese lordi in meno rispetto alla media della PA; per il personale Ata il ritardo rispetto ai dipendenti pubblici è addirittura pari al doppio. Chi deve viaggiare molto ogni giorno, per raggiungere la scuola di servizio, è seriamente preoccupato. Anche perché l’innalzamento dei prezzi, dovuto alla guerra in Iran, potrebbe non arrestarsi. Lo ha confermato, martedì 11 agosto, Davide Tabarelli, presidente e fondatore Nomisma Energia.
“Un anno fa, in questo periodo, benzina e gasolio erano intorno a 1,65-1,70 euro al litro – ha ricordato Tabarelli all’Adnkronos -. Adesso siamo sopra i due euro per entrambi, nonostante gli interventi di sconto sul gasolio. L’aumento di oltre 40 centesimi è sostanzialmente legato alla crisi dello Stretto di Hormuz. Il petrolio è passato dai 60-70 dollari agli 85-90 dollari, ma soprattutto sono aumentati i prezzi dei prodotti raffinati. Abbiamo una carenza di capacità di raffinazione a livello mondiale, particolarmente evidente in Europa e in Italia. Per questo i prezzi dei prodotti raffinati sono saliti ancora più del greggio. E queste tensioni sono destinate a durare”: parliamo delle tensioni geopolitiche e le minacce commerciali legate sempre alla situazione difficile che si sta vivendo nello Stretto di Hormuz.
“Da consumatore – ha sottolineato il leader e fondatore di Nomisma Energia – vorrei naturalmente un prezzo come quello degli Stati Uniti dove la tassazione è molto più bassa. Ma in Europa finanziamo una parte importante della spesa pubblica attraverso le tasse sui carburanti. La tassazione della benzina è uno degli strumenti fiscali più efficienti e con minore possibilità di evasione. Quelle entrate servono poi a finanziare strade, illuminazione, ospedali, scuole e altri servizi pubblici. Quindi il prezzo attuale è quello espresso dal mercato”.
Tabarelli specifica che “sul prezzo finale alla pompa abbiamo circa un euro di tasse. Il margine del gestore è molto ridotto, intorno ai quattro centesimi al litro, e l’intero sistema distributivo pesa per meno di venti centesimi. Abbiamo però circa 20 mila punti vendita: è una rete molto frammentata sulla quale sarebbe necessario fare maggiore efficienza. Per il momento dobbiamo quasi considerarci fortunati se benzina e diesel rimangono intorno ai due euro. Non possiamo ancora escludere scenari da 2,50 o addirittura 3 euro al litro”.