Home Disabilità BES? Qui ci vogliono i Bis

BES? Qui ci vogliono i Bis

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La Direttiva stessa ne precisa succintamente il significato: “L’area dello svantaggio scolastico è molto più ampia di quella riferibile esplicitamente alla presenza di deficit. In ogni classe ci sono alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse”. Quindi L’utilizzo dell’acronimo BES sta ad indicare una vasta area di alunni per i quali il principio della personalizzazione dell’insegnamento, sancito dalla legge n. 53/2003, va applicato con particolari attenzioni didattiche. Oggi dopo un’estate ricca di esternazioni politiche contro il personale docente della scuola, si dovrebbe coniare un nuovo acronimo: il BIS.

Già BIS, ovvero “Bisogni per Insegnanti Stangati”. L’espressione “Bisogni per Insegnanti Stangati” deve trovare un preciso riscontro nelle politiche di inclusione tanto care alla sinistra, infatti, se si vuol tenere le scuole aperte al territorio fino alle 22, perché non includere in questa sorta di “open day” anche i docenti precari. Insomma, un BIS per tutelare i diritti dei docenti di ruolo con cattedra fuori dalla sede di residenza (ci sono docenti di ruolo che fanno ogni giorno oltre due ore di viaggio per raggiungere la sede di servizio), e soprattutto i diritti dei docenti a tempo determinato che con grande spirito di sacrificio professionale aspettano con pazienza certosina la loro occasione per entrare nei ruoli di una categoria di lavoratori che non è mai stata coinvolta in corruzioni, concussioni, tangenti, falsi in bilancio, aggiotaggi, etc etc.