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Aggiornato il 18.02.2026
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Docenti fuorisede nelle foresterie delle scuole? M5s: “Così si certifica che non potranno mai permettersi un alloggio”

Il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, lo scorso 12 febbraio, ad un convegno organizzato da Ance, Associazione Nazionale Costruttori Edili, ha fatto alcune dichiarazioni che hanno fatto scalpore.

Project financing, Valditara insiste

Ecco il suo discorso: “Il Project financing importante per l’evoluzione del sistema scolastico. Nei paesi Ocse la media di investimenti privati è pari al 2%, in Italia lo 0,5%. Dobbiamo andare sempre più nel coinvolgimento dei privati per il finanziamento della scuola pubblica”.

Al via un censimento dei fuorisede

“Lancio anche una proposta: che queste realizzazioni possano prevedere qualche soluzione fortemente innovativa. Ho intenzione di intraprendere un censimento delle necessità del personale scolastico che lavora fuori sede e ho intenzione di dialogare con regioni e associazioni di categoria per individuare alloggi per il personale fuori sede. Spesso il personale non fa domanda perché il costo per l’alloggio è troppo alto. Perché non immaginare che nelle nuove scuole ci siano delle foresterie dove poter alloggiare questi insegnanti”.

“Sarebbe il caso che l’interesse pubblico tornasse ad essere un faro. Dobbiamo riflettere per trovare soluzioni. Creiamo subito un gruppo di lavoro”, ha aggiunto il ministro, che crede che si possa anche intervenire sulla proprietà delle scuole.

La dura reazione

Ecco il commento del capogruppo M5S in commissione cultura alla Camera Antonio Caso intervenuto nel corso del question time in commissione: “Il governo parla di project financing per costruire nuove scuole, coinvolgendo capitali privati non solo per la costruzione, ma forse anche per la gestione di spazi e servizi. E il ministro Valditara continua a parlare della necessità di trovare investitori. Ma la scuola è una cosa diversa da un bene privato: non deve produrre profitto. È un servizio pubblico essenziale, un pilastro della democrazia, e non può essere piegato a logiche di mercato. L’ingresso di capitali privati non è la reale soluzione. Servono investimenti pubblici certi e strutturali, perché il timore è quello di un ingresso indiscriminato della componente privata dentro uno spazio che deve restare autonomo e libero da interessi economici. In parallelo si annunciano foresterie per i docenti che lavorano lontano da casa, come risposta al caro affitti”.

“Ma davvero pensiamo che sia questa la soluzione? Così si certifica che un insegnante, con uno stipendio già povero e ulteriormente eroso dall’inflazione, non potrà mai permettersi un alloggio in alcune città. Il messaggio rischia di essere questo: non potete permettervi una casa, al massimo ve la diamo noi, e poco importa delle vostre famiglie, della vostra vita, delle vostre radici. Il personale scolastico non chiede soluzioni tampone, chiede stipendi adeguati al costo della vita, sicurezza economica, rispetto della propria dignità e professionalità. La domanda allora è semplice: vogliamo davvero rafforzare la scuola pubblica con investimenti pubblici veri, oppure continuare a inseguire modelli che la trasformano in un terreno di investimento e che non risolvono il problema strutturale delle retribuzioni? Perché la scuola non è un’azienda e non può essere trattata come tale”, ha concluso.

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