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Aggiornato il 01.02.2026
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Alunni con disabilità, tanti docenti esasperati: 1 su 4 tornerebbe alle classi speciali. Ciracì: sulla didattica inclusiva nessun passo indietro – VIDEO

Sono passati 50 anni dalla chiusura delle classi differenziali: l’operazione fu attuata a seguito del documento di Franca Falcucci, grazie al quale nel 1975 è stato avviato l’attuale modello integrazione con cancellazione i raggruppamenti di alunni con disabilità in classi speciali. Quel modello sembrava ormai dimenticato, ma un recente sondaggio nazionale della casa editrice “Erikson” sul tema “Le voci dell’inclusione” ha rivelato che un insegnante su quattro sarebbe favorevole al ritorno di classi e scuole speciali, con oltre 10 punti percentuali in più di consensi rispetto al 2023. Una posizione dettata soprattutto dai casi di presenza nelle classi di alunni con disabilità gravi e non sempre facili da gestire. ‘La Tecnica della Scuola’ ne ha parlato con il professore Ernesto Ciracì, esperto di sostegno di alunni con disabilità e direttore di Eurosofia.

Ciracì, non pochi insegnanti hanno espresso la volontà di tornare alle classi differenziali dei colleghi attraverso: lei si è opposto. Perché?

Si parla in questi giorni del documento di Franca Falcucci, che compie cinquant’anni, perché è un documento di una grande visione a livello pedagogico, culturale e normativo. Ebbene, noi effettivamente siamo preoccupati da questo questionario che è stato rilanciato da alcuni docenti, perché crediamo invece che vi sia una grande eredità che ci dà la Falcucci da proseguire nel tempo, come prospettiva soprattutto a quella che è l’attuazione anche della didattica inclusiva.

Ma sulla docenza permangono non pochi problemi…

Noi sappiamo bene come uno dei problemi principali sul sostegno sia la figura del docente di sostegno, considerato di serie B, proprio perché manca quella che è responsabilità educativa didattica del docente curricolare; noi, invece crediamo che possa essere arginato questo problema che abbiamo sostegno proprio attraverso quella che è la formazione continua permanente su quelle che sono le didattiche inclusive.

Perché un ragazzo che ha problemi di certificati di disabilità è giusto che stia in classe con i ragazzi normodotati?

È giusto perché quello che ci diceva già Franca Falcucci, all’epoca nel 1975, proprio perché attraverso l’interazione con i pari e la promozione di metodologie cooperative, noi abbiamo non solo quella che è la promozione della dimensione cognitiva, ma soprattutto quella relazionale emotiva e quindi tutte le abilità sociali. Quindi, fa bene all’alunno con disabilità, ma fa bene all’intero gruppo classe.



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