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“Bignami” di diritto per smemorati: le ferie sono inviolabili

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In questi giorni si susseguono esternazioni, smentite, rismentite sul medesimo tema: l’inizio del prossimo anno scolastico. Quasi che i politici (specie, per ironia della sorte, quelli di area governativa) volessero rassicurarci sul fatto che hanno le idee più confuse di noi semplici cittadini. In realtà — secondo i maligni, cui rifiutiamo con sdegno di dar credito — non di semplice confusione si tratta (che sarebbe già grave) ma di qualcosa di peggio. Parrebbe, infatti, che ormai la classe dirigente italica scelga in base alla politica dell’annuncio: far circolare le ipotesi più disparate, dire tutto e il suo contrario, per saggiare reazioni e umori del Paese monitorando i “social media”. Ci rifiutiamo di credere ad un’ipotesi siffatta. Certo è, però, che, non credendovi, dovremmo prendere in considerazione un’altra ipotesi, non certo più rassicurante: ossia che l’attuale inconcludenza sia dovuta a incompetenza, faciloneria, ignoranza delle leggi e del diritto. Ipotesi, anche questa, certo da scartare, con sdegno pari a quello con cui abbiamo scartato la prima. Ma allora?

È il docente a scegliere le ferie

Secondo “Scuola in formauna Senatrice avrebbe dichiarato che «tutto il personale, anche il personale Ata, è stato allertato circa le ferie per poter essere tutti in servizio a scuola già a partire dal 22 agosto, per qualsiasi misura di sanificazione straordinaria».

Ma, a parte il fatto che la sanificazione devono farla le ASL (e non docenti e ATA), perché Senatori della Repubblica si permettono di pronunciare frasi come questa? Possibile non sappiano che la scelta del periodo di ferie, nel diritto pubblico, è a discrezione del lavoratore? Ignorano forse che docenti e ATA hanno — contrariamente all’opinione diffusa fra gli italioti che immaginano i docenti in perenne riposo — digià pesanti limitazioni alle proprie vacanze (di cui possono goder solo nei periodi di altissima stagione, a prezzi esorbitanti e in località turistiche sovraffollate)? Possibile non sappiano che l’anno scolastico in Italia è tra i più lunghi d’Europa (con una dispersione scolastica tra le più alte)? Davvero hanno già scordato l’impegno profuso dai docenti nella “DaD” nonostante l’assenza di obblighi contrattuali, di tutele sanitarie, di copertura pubblica sulle spese sostenute per profonderlo?

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Lapalissiane questioni di diritto…

Ebbene, poiché è dovere di chi informa informare, ricorderemo agli “smemorati” le norme che garantiscono a docenti e ATA il diritto alle ferie (e a sceglierne il periodo). La Costituzione, all’art. 36, c. 3, ammonisce tutti che «Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi». Punto. Basterebbe questo, in un Paese democratico; ma vogliamo andare più in fondo alla questione.

L’art. 2109 del Codice Civile assicura al lavoratore «un periodo annuale di ferie retribuito, possibilmente continuativo». Il D.Lgs. 8 aprile 2003, n. 66, all’art. 10 precisa che il lavoratore «ha diritto a un periodo annuale di ferie retribuite non inferiore a quattro settimane. I contratti collettivi di lavoro possono stabilire condizioni di miglior favore». Il periodo di ferie «non può essere sostituito dalla relativa indennità per ferie non godute».

…mai messe in discussione prima d’ora

L’art. 74, 2° comma del D. Lgs. n. 297/1994 (Testo Unico della scuola, norma di primo livello) dispone che «le attività didattiche, comprensive anche degli scrutini ed esami, si svolgono nel periodo compreso tra il primo settembre e il 30 giugno, con eventuale conclusione nel mese di luglio degli esami di maturità».

Pertanto il CCNL Scuola 2007, al c. 9 dell’art. 13, stabilisce che «Le ferie devono essere fruite dal personale docente durante i periodi di sospensione delle attività didattiche»: dunque il personale docente sceglie il proprio periodo di ferie (32 giorni più 4) quando meglio crede, purché all’interno del periodo che va dal 1° luglio al 31 agosto compresi. Punto.

Lo scrivono anche i sindacati (tutti)

Lo conferma la Nota sindacale redatta dai Sindacati “maggiormente” rappresentativi del Lazio il 12 giugno scorso, che rimarca il «diritto, da parte del personale docente, di richiedere le ferie maturate dal termine delle attività didattiche fino al 31 agosto», perché «il diritto alle ferie del personale docente non può essere surrettiziamente ed a priori compresso». Altra Nota della FLC/CGIL: la richiesta di ferie del docente (o ATA) «non può essere rifiutata», anche perché «non è stata disposta nessuna misura da parte dell’autorità amministrativa che impedisca o limiti la fruizione delle ferie nei mesi di luglio e agosto, né è previsto alcun rientro obbligatorio in servizio anticipato rispetto al 1° settembre 2020, ovvero prima dell’avvio del nuovo anno scolastico». E, secondo una Nota Unicobas, «nessun Collegio dei docenti può deliberare sulle ferie di un lavoratore. Pertanto qualsiasi delibera in tal senso è da ritenersi nulla».

Chi insegna non può essere schiavo

In un Paese civile, ciò basterebbe. Se i docenti ingoiassero anche questa lesione dei propri diritti per il “quieto sopravvivere” alla violazione sistematica delle norme costituzionali, legislative, contrattuali, sindacali che li tutelano, dichiarerebbero di aver scelto la schiavitù. Anche se uno schiavo non ha titolo per insegnare in uno Stato democratico.

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