Home Attualità Bimbo autistico discriminato a scuola. I genitori degli alunni chiedono scusa

Bimbo autistico discriminato a scuola. I genitori degli alunni chiedono scusa

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I genitori dei compagni di classe del bimbo autistico lasciato solo in aula nella scuola Riccobono di San Giuseppe Jato (Pa) hanno scritto una lettera alla mamma del piccolo, all’indomani della vicenda. A darne notizia è il preside dell’Istituto Natalia Scalisi. “Nella lettera scrivono di essere costernati e affranti per quanto accaduto e per l’epilogo della vicenda, specificando – dice il dirigente scolastico mentre legge la missiva – che il gesto non voleva essere discriminatorio, dato che nella classe ci sono altri bimbi disabili. Le mamme sono lontane dal pensiero di voler offendere o danneggiare suo figlio né lei, ma è stato un tentativo, forse anche ingenuo, per accelerare ogni procedura burocratica avviata per ristabilire un clima di serenità all’ interno della classe”. 

“Ci auguriamo che la prossima settimana il bimbo torni a scuola – continua il dirigente –  Già dalla scorsa settimana abbiamo avviato un contatto con la mamma, l’ abbiamo incontrata. Sto sollecitando la signora a ristabilire quel rapporto di collaborazione e di fiducia che ha caratterizzato lo scorso anno scolastico. Il bimbo ha frequentato la nostra scuola lo scorso anno, ha lavorato con le stesse maestre che ci sono anche quest’anno nella classe, raggiungendo risultati lusinghieri”. 

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“Siamo felici di aver attirato non solo l’attenzione dei media, che è stata molto delicata su questa vicenda, ma anche delle istituzioni e di aver creato bellezza dall’errore”. Così la presidente dell’associazione Parlautismo, Rosi Pennino, che ha visitato l’istituto Riccobono di San Giuseppe Jato dove dieci giorni fa un bimbo autistico è rimasto solo in classe per il rifiuto dei genitori dei compagni di mandare i loro figli a scuola. “Questa esperienza deve servire d’esempio ad altri genitori – aggiunge – insegnando loro a non aver paura, a non chiudersi nel dolore. A volte molti genitori non ci fanno sapere cosa vivono. Questa mamma l’ha fatto, ha avuto il coraggio di dirci cosa era accaduto e come associazione vorremmo far saper a tutti che siamo punto di riferimento per questi problemi e siamo in grado di gestirli e superarli”.