L ‘allarme è stato lanciato in queste settimane dall’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto Superiore di Sanità (Ona-Iss). La forte preoccupazione riguarda il fenomeno del “binge drinking” o “abbuffata alcolica”, pratica divenuta piuttosto comune, che consiste nell’assunzione di grandi quantità di alcol in un breve lasso di tempo, circa un paio d’ore, fuori dai pasti. Se ne parla da diversi anni e tutti gli esperti a livello nazionale e internazionale sono fortemente preoccupati, soprattutto a causa dell’età dei consumatori di alcol e di coloro coinvolti nel binge drinking, si tratta infatti di giovani e giovanissimi: i dati più recenti raccolti dagli esperti segnalano 39 mila casi l’anno in pronto soccorso per binge drinking, con 1 su 10 che è under 14.
Risale a poco più di 10 giorni fa la notizia secondo la quale dieci adolescenti, in maggioranza ragazze, sono finiti in coma etilico durante la Notte rosa sulla costa marina abruzzese: uno di loro di appena 13 anni, il più grande 16 e gli altri 15enni. In circa due mesi 24 minori sono stati ricoverati presso il polo ospedaliero romano Bambin Gesù, circa uno ogni due giorni. Quello che colpisce, dicono i medici del pronto soccorso dell’ospedale romano, è l’età dei giovani che fanno abuso di drink e sostanze stupefacenti, tra cui 12enni in stato soporoso dopo aver abusato degli alcolici o 15enni che hanno consumato grandi quantità di cocaina.
Mediamente i pazienti che entrano in pronto soccorso con sintomi legati all’intossicazione alcolica hanno tra i 13 e i 16 anni.
Questo, nonostante in Italia vi sia una legge del novembre 2012, che vieta la somministrazione e la vendita di bevande alcoliche ai minori di 18 anni, ma i giovanissimi riescono a procurarsi alcol a volontà quando e come vogliono e il binge drinking si sta consolidando come un’abitudine diffusa tra i più giovani.
In Italia, informa l’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto Superiore di Sanità, sono 8 milioni i consumatori a rischio e 4 milioni e 130 mila i ‘binge drinker’, 780 mila sono consumatori dannosi in necessità di un trattamento clinico di cui solo l’8,1% intercettati dalla sanità pubblica e in cura. Inoltre, degli oltre 4 milioni di binge drinker, 664mila hanno tra gli 11 e i 24 anni, 80mila sono nella fascia 11-17 anni.
Si sottolinea la necessità di intervenire anche sugli adulti che a loro volta vendono l’alcol ai giovanissimi.
Secondo uno studio recente dell’Università Cattolica, il binge drinking è diventato ormai quasi un rituale di passaggio che però nasconde il forte rischio di uno sviluppo in età giovanissima di alcool dipendenza. L’analisi, coordinata dai Professori Giovanni Addolorato e Antonio Gasbarrini, dell’Istituto di Patologia Speciale Medica dell’Università Cattolica, aveva coinvolto 2704 giovani di età compresa tra i 13 e i 20 anni che frequentavano le scuole superiori della Capitale e di altre città del Lazio: circa l’80% del campione ha dichiarato di consumare bevande alcoliche e questo nonostante nel nostro Paese ne sia vietata la vendita ai minori.
L’allarme è forte, é urgente cambiare la cultura del bere, avviare in tutte le scuole, a partire dalle elementari iniziative rivolte a informare i più giovani sui rischi dovuti al consumo di alcol perché non hanno la percezione e la consapevolezza di cosa possa loro accadere, dice Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol e del centro di collaborazione Oms per la ricerca sull’alcol.
Gianni Testino, presidente della Società italiana di Alcologia (Sia), intervenuto sul tema a seguito dei gravi fatti di cronaca di questa estate che hanno riportato casi di binge drinking tra i giovanissimi, ha sottolineato come proprio una errata cultura del bere e del divertimento vada a nascondere i rischi per la salute per il resto della vita.