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Boom alunni stranieri: per la Cgil serve una nuova scuola interculturale

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Negli istituti italiani non c’è un’emergenza dovuta all’aumento esponenziale degli alunni stranieri, giunti a quota 430 mila, ma occorre sin da subito promuovere una nuova scuola interculturale che sappia investire su nuovi programmi e formi adeguatamente insegnanti e dirigenti. 
La richiesta giunge dal convegno, svolto a Roma ed organizzato dalla Flc-Cgil, “Gli altri e noi: la sfida dell’educazione interculturale“: per raggiungere una sana coesistenza di culture diverse è stato chiesto, in particolare, di puntare ad una maggiore valorizzazione sia dei fondi interprofessionali che delle 150 ore per frequentare i corsi d’istruzione. 
“Oggi le 150 ore – ha detto Piero Soldini, responsabile immigrazione Cgil sono un istituto dormiente che potrebbe essere utilmente riattivato per promuovere la conoscenza della lingua e non solo, per i lavoratori immigrati. Forse anche la Rai con un po’ di fantasia potrebbe fare qualcosa mutatis mutandis del tipo di quella fantastica trasmissione degli anni ’60’ “Non è mai troppo tardi” del grande maestro Alberto Manzi”.
Tra le proposte emerse durante il convegno c’è anche la realizzazione di una conferenza nazionale sull’Immigrazione, “considerando che la prima ed unica conferenza sul tema – ha sottolineato Soldini – risale al 1990 per opera del Presidente del Consiglio del tempo, l’on. Claudio Martelli: da allora ad oggi è completamente cambiato lo scenario”: l’obiettivo è riaggiornare complessivamente l’analisi del fenomeno attraverso una migliore connessione di tutti gli aspetti che riguardano il lavoro, la scuola, la salute, lo stato sociale, diritti di cittadinanza sociali, civili e politici, l’accoglienza e l’integrazione. Il responsabile immigrazione Cgil, rivolgendosi al ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero ha chiesto di “riattivare tempestivamente la consulta nazionale sull’immigrazione per avere un luogo di approfondimento e di proposta soprattutto di promozione e progettazione delle politiche d’integrazione”. 
Alla revisione dei programmi, più orientati all’intercultura, andrebbe poi affiancata una nuova politica che abbracci le realtà attinenti alla scuola: “Occorre che ad una diversa programmazione nazionale – ha spiegato Soldini si integrino politiche territoriali che qualifichino le relazioni interistituzionali fra scuola, enti locali e alzino il livello di partecipazione dei soggetti sociali”. Si è infine affrontata anche la questione della laicità dello Stato e della scuola pubblica: “è necessario – ha concluso Soldini – che il Parlamento vari una legge sulle libertà religiose. La laicità e la centralità della scuola pubblica deve evitare la ghettizzazione e la confessionalizzazione dell’offerta educativa e formativa ed deve garantire pari opportunità a tutti i ragazzi”.
Oggi in Italia, è stato ricordato, sono quasi 430 mila gli studenti stranieri, con una percentuale che si avvicina al 5% sul totale della popolazione scolastica, mentre dieci anni fa erano appena 50 mila. L’incremento maggiore si avuto però nell’ultimo anno, con l’arrivo di 70 mila nuovi alunni. Si è anche parlato del pericolo delle scuole ghetto (l’80% degli studenti stranieri delle superiori frequenta istituti tecnici e soprattutto professionali) e del ritardo scolastico di molti alunni non italiani. Nella scuola primaria un alunno su dieci ha problemi a raggiungere gli standard minimi; alle medie quasi uno su due; alla prima superiore più di sette su dieci non hanno la sufficienza. “E importante – ha spiegato Vinicio Ongini, esperto di intercultura del ministero della Pubblica Istruzione – rispettare il criterio di inserire l’alunno secondo l’età anagrafica, ma nello stesso tempo accertando livelli di competenze e abilità considerando anche la possibilità di eventuali slittamenti di un anno”. Per Graziella Favaro, docente presso l’università la Bicocca di Milano, non si può più nascondere la testa sotto la sabbia: “il 48% dei minori stranieri – ha detto Favaro – è nato in Italia: si tratta di futuri cittadini italiani cui dobbiamo destinare un percorso d’istruzione di qualità”.