“Il tema è centrale, la casa non è un lusso ma un bene fondamentale. Bisogna sostenere chi lavora ma non riesce più ad affrontare i costi del mercato”: queste le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni pronunciate oggi, 13 maggio, nel corso del question time al Senato, in risposta ad una interrogazione sulla questione abitativa proposta dal senatore Romeo della Lega.
La premier ha aggiunto: “Con il Piano Casa mettiamo a disposizione dieci miliardi per 100mila alloggi in dieci anni. L’obiettivo è aiutare lavoratori, insegnanti, giovani coppie, soprattutto nelle grandi città. Un principio fondamentale è la legalità. Il nostro è anche un obiettivo economico. Possiamo restituire ossigeno, così, a molte persone”.
“Vanno ringraziati le Regioni e i Comuni. Tolti i sacerdoti della contrapposizione a ogni costo si capisce che questi provvedimenti sono utili”, ha concluso.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato ancora di insegnanti: lo ha fatto discutendo nuovamente in merito al Piano Casa, dopo il Consiglio dei Ministri dello scorso 30 aprile indicando i docenti come “perfetti” destinatari. Il Piano Casa (Decreto legge 7 maggio 2026, n. 66) è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 7 maggio.
A dire la sua sul Piano, qualche giorno fa, è stato anche il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara: “Voglio ricordare, da ultimo lo ha detto detto molto bene il presidente Meloni, lo ha detto molto bene anche il ministro Salvini che è stato avviato il piano casa e ora si profila una prospettiva importante per tutto quel personale che deve affrontare dei costi particolarmente significativi nel trasferimento che gli viene richiesto”.
La premier ha parlato ancora del Piano Casa ai microfoni di Panorama, in una intervista anticipata oggi, 13 maggio, daLa Verità eIl Secolo d’Italia. “Rendere disponibili 100 mila alloggi in 10 anni è l’obiettivo minimo che ci prefiggiamo di raggiungere con il Piano Casa. Parliamo, infatti, di un traguardo che comprende già sia la quota che sarà garantita dall’intervento dello Stato e degli Enti locali, ovvero la riqualificazione delle 60 mila case popolari già costruite e che ora non sono assegnabili perché hanno bisogno di manutenzione, sia una quantificazione al ribasso del numero di case a prezzi calmierati che saranno realizzate dai privati”.
“Ma è evidente che la chiave di volta del Piano è, appunto, la leva privata. Noi abbiamo costruito i meccanismi per attivare questo moltiplicatore, che non graverà sulle casse pubbliche e che alimenterà un circuito virtuoso in termini di investimenti, lavoro, consumi, Pil, creando un mix equilibrato tra investimento di mercato e risposte ai cittadini. Non è molto diverso da quello che è stato fatto, con successo, in altre nazioni e in altre capitali europee. Come ad Amsterdam, Vienna, Parigi o Londra. Se lo hanno fatto all’estero, perché non dovremmo riuscirci noi?”, ha spiegato.
Ed ecco tornato l’esempio relativo agli insegnanti: “Faccio un esempio molto concreto. Oggi un insegnante ha uno stipendio netto di circa 1.700 euro al mese e fa molta fatica a pagare il mutuo in molte città. Come accade ad esempio a Milano, dove quel docente per un appartamento di 42 mq paga mediamente più di mille euro al mese di mutuo, quindi quasi il 63% della busta paga. E il ragionamento vale, più o meno, per l’affitto. Domani, con il meccanismo previsto dal Piano Casa, quel professore potrà risparmiare almeno 350 euro al mese di mutuo, e grosso modo lo stesso varrebbe per l’affitto. Che vuol dire disporre di almeno 4.200 euro netti in più all’anno, cioè più di due mensilità di stipendio nelle tasche di questi cittadini. Stessa cosa, a parità di condizioni, per un poliziotto a Bologna, per un operaio a Roma, per un infermiere a Napoli. Ma sono ovviamente stime minime, perché l’auspicio è che la dinamica di mercato possa garantire risultati ancor più vantaggiosi per gli italiani”.
Il Piano, a quanto dice Meloni, si rivolge proprio a un ceto medio fatto di “persone che lavorano e pagano le tasse, o studiano e si impegnano”, una “zona grigia” fatta di “tantissime persone che lavorano e pagano le tasse, o studiano e si impegnano, ma che sono troppo ‘benestanti’ per accedere alle graduatorie delle case popolari e troppo ‘povere’ per far fronte alle richieste, sempre più alte, del mercato immobiliare”.
Sono loro, ha ribadito la premier, “i primi destinatari” della misura. “Parliamo sostanzialmente – ha chiarito – di giovani coppie, studenti, lavoratori fuori sede, famiglie monoreddito, persone con disabilità e di tutti quei cittadini che non riescono a tenere il passo coi valori di un settore del mattone che, negli ultimi anni, soprattutto nelle grandi città, ma non solo, è esploso”.