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Giuliani: “Il bravo docente è chi si spende anima e corpo in classe, non chi fa progetti”

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“Chi è il bravo docente? Chi porta a termine tutte le richieste, compila per bene il registro elettronico? Oppure chi porta a termine pedissequamente le slide e le schede di valutazione e quant’altro? Forse bisognerebbe fare un passo indietro e pensare che il bravo docente è chi si spende anima e corpo in classe, chi fa una buona didattica. Su questo hanno ragione i sindacati: perché non viene adeguatamente premiato chi lavora bene in aula e non solo chi fa progetti?”.

A dirlo è stato il nostro direttore responsabile Alessandro Giuliani, in diretta radiofonica nel corso della trasmissione settimanale “L’angolo del direttore”, andata in onda su Radio Cusano.

Chi fa del bene in aula non figura nella valutazione

Bisogna tornare a pensare che la buona scuola è fatta prioritariamente da chi porta avanti al meglio la didattica e la trasmissione del sapere, il vero obiettivo primario della scuola pubblica: dovremmo valorizzare, ha aggiunto Giuliani, “chi spende le sue energie in aula , perché in questo modo fa del bene ai ragazzi stessi, li aiuta a crescere, trasmettendogli le sue competenze. Paradossalmente, però, tutto questo quasi sempre non figura nella valutazione delle scuole”. E nemmeno in quella individuale, nel cosiddetto bonus merito. “Ecco perché bisognerebbe andare ad approfondire i contenuti di queste valutazioni all’interno di ogni scuola”.

Un sistema senza controllo e autoreferenziale

Interpellato sulla qualità dell’attuale sistema di verifica dell’operato delle scuole, che poggia su Invalsi, Indire e ispettori, il direttore ha detto che oggi “le valutazioni delle scuole sono praticamente senza controllo: scusate il termine accademico, ma – ha continuato Giuliani – in questo modo la valutazione del sistema diventa un sistema autoreferenziale, le scuole se la contano e se la suonano”.

“Perché non più del 5%” dei resoconti autovalutativi delle scuole” risultano valutati realmente, tra l’altro da poche decine di ispettori, mentre ne servirebbero diverse centinaia. E questo determina un flop del compimento della scuola autonoma, nata nel 1997 con la Legge 159. Bisognerebbe quindi entrare nel merito della valutazione. Perché in questo modo si sta sempre più ingabbiando il sapere. Andando oltre i rapporti di autovalutazione che nessuno andrà mai a verificare”, tranne qualche eccezione.

Alunni e genitori violenti, punizioni adeguate

Durante la puntata si è parlato anche di escalation di violenza dei genitori e degli studenti nei confronti dei docenti: “una buona percentuale di alunni non cede alle richieste dei docenti di togliere il cellulare e non di rado subentrano delle reazioni violente. Va bene fare attenzione a tutelare i giovani violenti, occorre intervenire con punizioni adeguate, in modo da inviare messaggi alla comunità scolastica. È l’unico modo per fermare questi episodi di insubordinazione. In modo da tornare a rispettare i ruoli”.

Guerra alla riforma: Di Maio non può tornare indietro

Si è infine parlato degli sviluppi politici che potrebbero venirsi a determinare dopo il voto del 4 marzo: “Matteo Renzi, come la ministra Valeria Fedeli, ha chiesto di tutelare la Legge 107 del 2015, e ne parlerà con Salvini e Di Maio, i più acerrimi nemici della sua riforma della scuola. Solo che nel frattempo molti elettori si sono schierati con Luigi Di Maio, proprio perché ha dichiarato guerra alla Buona Scuola: pensare che possa rivedere il suo intento, al momento appare improbabile”.