Home Personale Bussetti: “Più fatti e meno annunci. Renzi non ha ascoltato base su...

Bussetti: “Più fatti e meno annunci. Renzi non ha ascoltato base su Buona Scuola”

CONDIVIDI

Il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, in una lunga intervista all’AGI, ha fatto il punto sulla situazione nel mondo della scuola dopo pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico.

Tanti i temi trattati dal ministro nel corso del colloquio con la nota agenzia di stampa.

Icotea

Per Bussetti, la scuola sarà basata “sui fatti e non sugli annunci” e gli interventi non saranno “calati dall’alto” come quelli della “Buona scuola” del “precedente governo che non ha ascoltato, è stato miope” e ha agito “senza condivisione”.

“Dobbiamo passare dai ‘titoli’ ai fatti. Dobbiamo lavorare per scuole con connessioni più veloci e strumentazioni adeguate, ma anche scuole ‘smart’ dal punto di vista della metodologia didattica”. 

“Tutti i bambini devono frequentare la scuola”

“I vaccini sono un tema di salute pubblica. Il nostro obiettivo come ministero dell’Istruzione è evitare problemi, incomprensioni e disorganizzazione nell’avvio dell’anno scolastico e garantire che tutti i bambini possano frequentare la scuola. I fatti dicono che stiamo lavorando in questo senso: ho chiarito il quadro settimane fa con i dirigenti scolastici. L’anno è partito e le situazioni problematiche si affronteranno caso per caso. Il tema degli immunodepressi è delicato e affrontato dalla stessa legge Lorenzin che prevede indicazioni specifiche per la formazione delle classi”, ha aggiunto il ministro.

Fibra ottica nelle scuole

“Mi ricordo quelle promesse e i vari slittamenti. Per natura non faccio mai annunci se prima non ho chiaro il quadro. Stiamo raccogliendo tutti gli elementi. Sarete i primi a sapere come evolveranno le cose”. 

Smantellare la Buona Scuola

Sulla Buona Scuola, il ministro è chiaro: “Modificheremo tutto quello che non funziona e miglioreremo quello che può essere mantenuto. Il precedente governo non ha ascoltato, è stato miope. Ha calato tutto dall’alto, senza condivisione. L’immissione in ruolo di decine di migliaia di docenti è stata concepita e gestita male, provocando l’allontanamento forzato di molte persone da casa. Abbiamo avuto insegnanti mandati a centinaia di chilometri dalla famiglia senza una logica precisa”.

“La chiamata diretta, così come era regolamentata, risultava poco incisiva, per questo l’abbiamo abolita. Ma ci sono anche alcuni elementi che abbiamo intenzione di mantenere, migliorandoli. Ad esempio l’alternanza scuola-lavoro che deve essere una modalità formativa e di orientamento, uno strumento didattico che arricchisce il percorso degli studenti. Diminuiremo il numero delle ore per puntare maggiormente sulla qualità. Daremo alle scuole linee guida adeguate”. 

Prove Invalsi

“Nel caso della secondaria di I grado, le medie, l’Invalsi è stato requisito di accesso nell’esame dello scorso giugno, ma, dopo anni, è uscito dalla valutazione: non fa più media, non incide sul voto finale. Si tratta di un grosso cambiamento, forse non tutti l’hanno colto. Alle superiori quest’anno entra in vigore un nuovo esame su cui stiamo per dare indicazioni precise in merito alle prove. E rispetto al quale abbiamo già annunciato che ci sarà un cambiamento: l’alternanza non sarà requisito di accesso. Non può essere centrale nell’esame finale. Il rinvio sull’Invalsi ci consente di affinare il quadro sulla maturità, di mettere a punto un esame che sia rispettoso della preparazione e del percorso dei ragazzi”, ha concluso.