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Esame di maturità, un convegno di Fratelli d’Italia per parlare delle novità: sarà un momento di crescita personale

Superare una visione puramente nozionistica della scuola e rimettere al centro la persona. È questa la filosofia che guida la nuova riforma dell’esame di maturità, presentata nel corso del convegno “Verso una nuova maturità – Confronto sulla riforma dell’esame di Stato”, svoltosi a Palazzo San Macuto, a Roma, su iniziativa del Dipartimento Istruzione di Fratelli d’Italia.

Secondo la senatrice di Fratelli d’Italia Ella Bucalo, componente della Commissione Cultura e Istruzione del Senato, la riforma nasce da una scelta culturale profonda: “La scuola non può essere solo il luogo in cui si trasmettono contenuti. Deve essere il luogo in cui si cresce, in cui si impara a diventare adulti, in cui si costruiscono cittadini consapevoli e responsabili.”
Per Bucalo, l’obiettivo è costruire una scuola che non si limiti a istruire, ma che sappia educare, accompagnare e formare: una scuola capace di valorizzare gli studenti non solo attraverso le conoscenze, ma attraverso un percorso di responsabilità e maturazione personale. “La conoscenza, da sola, non basta. La conoscenza senza responsabilità è un sapere incompleto”, ha sottolineato.

Sulla stessa linea la sottosegretaria all’Istruzione e al Merito Paola Frassinetti, che ha definito la riforma “un passo di buon senso” capace di invertire una tendenza ritenuta poco efficace degli ultimi quindici anni, restituendo serietà e valore a una prova centrale del percorso scolastico.
L’esame di Stato, secondo Frassinetti, tornerà a essere un vero momento di crescita personale e civile, fondato su responsabilità, conoscenze e capacità argomentativa. Il colloquio orale sarà riorganizzato come sintesi autentica del percorso formativo, con interrogazioni su quattro materie rappresentative del corso di studi, superando i collegamenti artificiali e forzati tra discipline.

Maggiore attenzione sarà inoltre dedicata ai percorsi di formazione scuola-lavoro e al curriculum dello studente, che accompagnerà il diploma finale come strumento di valorizzazione del percorso personale e formativo.
Un ruolo centrale nella riforma sarà attribuito anche al voto in condotta, in coerenza con la più ampia revisione del sistema di valutazione promossa dal Ministero: un cinque comporterà la bocciatura, mentre con il sei sarà prevista una prova di cittadinanza attiva, con l’obiettivo di rafforzare il legame tra comportamento, responsabilità e formazione civica.

“Con la riforma della maturità – ha dichiarato Frassinetti – si riafferma il valore del merito negli studi, della valutazione e della responsabilità, accompagnando i giovani verso le sfide della vita”.
Una visione che punta a ridefinire il ruolo della scuola italiana: non solo luogo di trasmissione del sapere, ma spazio di crescita integrale della persona, formazione civica e costruzione di una cittadinanza consapevole.

Non si comprendono tuttavia appieno alcune osservazioni delle due esponenti di FdI. Frassinetti sottolinea il fatto che questa riforma “inverte una tendenza a nostro avviso poco efficace propria dell’ultimo quindicennio” e sembra quasi dimenticare che 15 anni fa a Viale Trastevere c’era Mariastella Gelmini, di Forza Italia, ministra di un Governo di centro-destra ed è proprio alla Gelmini che risale l’”impianto” ordinamentale della secondaria di secondo grado.
Quanto poi al vecchio “dibattito” in fatto di competenze vs conoscenze vs maturità complessiva bisognerà, prima o poi, provare a fare un po’ di chiarezza,  in quanto non si è ancora compreso perché si debba continuare a parlare di “deriva” sessantottina-donmiliana che avrebbe portato ad una progressiva “decadenza” della serietà dell’esame di maturità.
I fatti dicono altro: l’esame di maturità del 1969 che riformava il vecchio esame gentiliano prevedeva 2 scritti e 4 materie orali (una delle quali italiano), rese note ad aprile; la maturità severa del 2026 prevede 2 scritti e 4 materie orali, ma due di queste sono le stesse degli scritti e sono già state rese note a fine gennaio.
Siamo così arrivati al paradosso che quest’anno, al liceo classico, ci si dovrà preparare per la prova scritta di latino, ma non ci dovrà preoccupare più di tanto per il greco che è non farà parte delle materie orali.
Va infine rilevato che poco si parla della grande “novità” (reale o presunta) che prevede il non superamento dell’esame da parte di chi farà “scena muta” all’orale. Forse se ne parla poco anche perché la novità potrebbe servire, tutt’al più a risolvere lo 0,002 per cento dei casi.

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