Home I lettori ci scrivono Caro Presidente Conte, noi docenti in prima linea

Caro Presidente Conte, noi docenti in prima linea

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Pregiatissimo Presidente del Consiglio Prof. Giuseppe Conte,

sono una docente di Scienze Naturali presso un liceo scientifico di Pescara. Ho sentito l’esigenza di scriverLe per evidenziare alcuni aspetti della mia professione, che, secondo me, non sono tenuti in nessuna considerazione in questo triste periodo di pandemia.

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Non sto qui a ribadire cose che sono già state sottolineate da altri più preparati di me, quali il fatto che la DAD non possa essere considerata “scuola vera”, che penalizza gli studenti appartenenti a classi sociali meno agiate, che la didattica per competenze sia un’illusione, in quanto senza le conoscenze interiorizzate e rielaborate non si va da nessuna parte.

Si sta consumando un vero e proprio attacco alla libertà di insegnamento, con l’intento di scardinare l’attuale sistema di istruzione e realizzare un nuovo modello di scuola, introducendo nuove modalità didattiche e nuovi modelli orari, di cui solo i burocrati del ministero tessono le lodi. Noi docenti sappiamo bene che non funzionano.

Non voglio soffermarmi neppure sull’aspetto sindacale, che vede la mia categoria, senza contratto da tempo, farsi carico di modalità di lavoro mai normate e di spese per il collegamento INTERNET, le videochiamate e le telefonate alle famiglie, senza avere la possibilità di dedurle dal reddito, come fanno tutte le altre categorie di professionisti. Per non parlare del controllo audiovisivo al quale siamo ormai sottoposti, nonostante sia ancora in vigore l’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori che lo vieta.

Non parlo neppure delle comunicazioni da parte della dirigenza scolastica, che arrivano a tutte le ore e anche nei giorni festivi, certo non per colpa dei dirigenti, ma perché il ministero sforna continuamente direttive e ambigue linee guida.

Trascuro anche tutte le sciocchezze proposte a riguardo di DAD al 25%, al 50%, al 75%. A questo punto è molto meglio continuare con la DAD al 100%, fino a che non si possa rientrare tutti in sicurezza, tenendo anche conto del fatto che in classe ora si sta male, perché bisogna portare la mascherina per tutte le ore di lezione, non si può fare ricreazione. L’idea della socializzazione in queste condizioni è illusoria.

Arrivo al punto. Ciò di cui voglio parlarLe è l’aspetto umano.

Nel difficile momento storico che stiamo vivendo, sono giustamente sottolineate le sofferenze di tante categorie professionali, dai medici, agli infermieri, ai commercianti, ai ristoratori, ai trasportatori di merci, ai liberi professionisti. Mai nessuno che evidenzi le difficoltà che stiamo vivendo noi docenti.

Noi siamo al fronte, in prima linea come i medici e gli infermieri: loro fronteggiano l’infezione, noi cerchiamo di evitare, in qualche modo, che questa generazione di giovani vada al macero.

Siamo i più anziani d’Europa e i peggio pagati, eppure non ci siamo fatti abbattere dalle difficoltà, ci siamo immediatamente attivati per fare arrivare la nostra voce a tutti gli studenti, abbiamo cercato di tranquillizzarli, nonostante noi non fossimo tranquilli per niente. Abbiamo imparato ad usare tecnologie e metodologie didattiche nuove in brevissimo tempo, studiando e sperimentando. Stiamo subendo un logorio psico-fisico ed emotivo notevole, totalmente ignorato da tutti.

La scuola non si è fermata e non si ferma, non perché sono proposti programmi televisivi o lezioni di professoroni on line, ma perché noi insegnanti la portiamo avanti con professionalità.

E non mi vengano a parlare di docenti impreparati. Certo ce ne sono, ma come in altre categorie professionali. Quanti medici sono negazionisti, oppure si sono rifiutati di fare i test sierologici e i tamponi, sostenendo di non avere la preparazione per effettuarli?

Ora siamo anche considerati dei privilegiati, perché prendiamo uno stipendio sicuro.

Riesce minimamente ad immaginare che cosa significhi programmare ed organizzare il lavoro ogni volta che vengono proposti cambiamenti?

Si parla della scuola come se fosse un’entità astratta, alla quale basta premere qualche pulsante per attivarsi. La scuola è fatta da persone vere, che si ammalano, o hanno familiari malati, che sono preoccupate per il futuro come tutti, che soffrono per non poter dare ai propri studenti tutto quello che vorrebbero. Per fortuna abbiamo la stima delle famiglie, che hanno avuto modo di apprezzare il nostro lavoro più da vicino e ci danno quella gratificazione che chi non ha figli a scuola non può capire.

Mi colpisce molto la subalternità della scuola a tutte le altre istituzioni, vedasi il problema dei trasporti pubblici e mi amareggia l’atteggiamento del corpo docente che non prende iniziative e subisce tutto ciò che gli viene proposto.

Voglio sottolineare un altro aspetto. Le scuole non sono tutte uguali, come la Ministra sembra credere, non solo per ordine, ma anche per ubicazione.

Per quanto riguarda il mio liceo, i docenti e tutto il personale hanno lavorato sempre, ben oltre il normale orario, non ci sono ritardi significativi nei programmi di studio e, nonostante le difficoltà, gli studenti apprendono. Noi non abbiamo niente da recuperare. Quando sento parlare di scuola alla domenica oppure a luglio resto sconcertata, perché capisco che la Ministra o chi per lei della scuola non sa nulla.

Prima di fare certe proposte, va fatta una attenta analisi della situazione, chiedendo ai singoli dirigenti e non affidandosi a burocrati che occupano posizioni di potere non si sa come.

Sostenere che noi docenti siamo in una situazione di semivacanza, come hanno affermato anche giornalisti di fama, è falso e gravemente offensivo.

Pregiatissimo Presidente, Le rivolgo allora la preghiera di farsi carico anche della nostra categoria professionale, ridandole la dignità che aveva un tempo e bloccando le iniziative legislative, che tendono a penalizzare la scuola e a svilire ulteriormente la figura del docente.

Con profonda stima

Maria Adelaide Filograsso