Il residuo della Carta Docente è stato finalmente attivato lo scorso martedì 15 settembre: sono stati resi disponibili i residui relativi all’anno scolastico 2025/2026 e gli importi riconosciuti ai beneficiari di sentenze.
Al momento però ci sono delle criticità, come quelle rese note dal sindacato Confintesa. Domenico Amato, Segretario Territoriale di Confintesa Palermo e Sicilia, e Roberta Cavasino, Segretario Nazionale di Confintesa Lavoratori della Conoscenza, evidenziano una situazione che rischia di determinare una significativa disparità territoriale a danno dei docenti siciliani.
L’assenza di Trenitalia tra gli operatori effettivamente utilizzabili attraverso la piattaforma impedisce, nella pratica, a moltissimi insegnanti di impiegare le somme della Carta per l’acquisto dei relativi biglietti ferroviari.
“Una criticità che assume un peso ancora maggiore in Sicilia, dove molti docenti sono costretti quotidianamente a percorrere decine, e in alcuni casi centinaia, di chilometri per raggiungere la propria sede di servizio, con delle autostrade, delle statali e provinciali che definire in pessimo stato è dire poco”, scrivono in un comunicato.
A ciò si aggiunge il problema della convenzione prevista nell’ambito del Welfare del Ministero dell’Istruzione e del Merito, che riconosce agevolazioni sui viaggi Trenitalia per determinate categorie di treni, tra cui Frecce e Intercity.
In Sicilia, tuttavia, non è presente la rete dei treni Frecciarossa, Frecciargento e Frecciabianca disponibile in ampie parti del territorio nazionale. Nell’Isola sono presenti collegamenti Intercity e Intercity Notte, ma una quota fondamentale della mobilità quotidiana dei lavoratori della scuola avviene attraverso i treni Regionali, attualmente esclusi dalla convenzione Welfare.
“Il risultato è che un’agevolazione nazionale pensata anche per sostenere il personale scolastico negli spostamenti per ragioni di lavoro produce effetti concretamente molto diversi a seconda del territorio nel quale il docente presta servizio”, scrivono.
Amato dichiara: “Non è accettabile che un docente siciliano abbia, nei fatti, minori possibilità di utilizzare una misura di welfare nazionale rispetto a un collega che lavora in una Regione servita dall’Alta Velocità. Quando una misura viene presentata come nazionale deve essere realmente fruibile sull’intero territorio della Repubblica. Diversamente rischiamo di creare, nei fatti, docenti di serie A e docenti di serie B”.
Cavasino sottolinea: “Il principio deve essere molto semplice: stessi diritti e stesse opportunità per tutti i lavoratori della scuola, indipendentemente dal luogo nel quale vivono o prestano servizio. Se il Welfare MIM nasce per alleggerire i costi sostenuti dal personale scolastico, non può escludere proprio i servizi ferroviari maggiormente utilizzati dai docenti pendolari in territori come la Sicilia. Occorre estendere l’agevolazione ai treni Regionali e garantire la piena operatività della Carta del Docente anche per i servizi Trenitalia”.
Confintesa Palermo e Sicilia e Confintesa Lavoratori della Conoscenza chiedono pertanto un intervento congiunto del Ministero dell’Istruzione e del Merito, della Regione Siciliana, delle competenti autorità regionali e nazionali e di Trenitalia, affinché venga affrontata rapidamente la questione.
In particolare, Confintesa chiede che la convenzione Welfare sia estesa ai servizi ferroviari Regionali, almeno per il personale scolastico che li utilizza per raggiungere la propria sede di lavoro, e che venga assicurata la concreta possibilità di utilizzare la Carta del Docente per l’acquisto dei titoli di viaggio Trenitalia, rendendo effettivo quanto previsto dalla normativa sull’ampliamento delle categorie di spesa.
I due segretari concludono con una richiesta comune: “Chiediamo al MIM, alla Regione Siciliana e a Trenitalia di aprire immediatamente un confronto per eliminare questa disparità. I treni Regionali siciliani devono essere ricompresi nelle agevolazioni destinate al personale scolastico e Trenitalia deve essere concretamente utilizzabile attraverso la Carta del Docente. Un beneficio nazionale deve garantire pari condizioni da Palermo a Torino, da Catania a Milano. L’insularità e le carenze infrastrutturali non possono trasformarsi in un’ulteriore penalizzazione economica per chi ogni giorno garantisce il funzionamento della scuola pubblica”.
Da poco, nella piattaforma, è comparso un nuovo avviso che “bacchetta” docenti ed esercenti. Ecco cosa c’è scritto: “Si richiama l’attenzione dei beneficiari e degli esercenti sul corretto utilizzo della Carta del Docente. Il buono deve essere generato nella categoria corrispondente al bene o servizio effettivamente acquistato. Non è consentito utilizzare buoni riferiti a categorie diverse né ricorrere a ‘bundle’ o combinazioni artificiose finalizzate a consentire acquisti non coerenti con la categoria selezionata. Si invita pertanto a verificare la corretta corrispondenza tra il buono generato e l’acquisto effettuato”.

Ecco la schermata che compare adesso prima del login.

Qualche giorno fa è comparso anche un altro avviso relativo all’acquisto di hardware e software. Ecco cosa c’è scritto: “Si comunica che, per effetto della nuova disciplina della Carta del Docente, gli acquisti di hardware e software sono consentiti solo alla prima assegnazione del beneficio e successivamente ogni quattro anni. Per i docenti già beneficiari della Carta negli anni precedenti al 2025/2026, l’edizione 2025/2026 è stata l’ultima finestra utile prima dell’applicazione del vincolo quadriennale”.

Il decreto 9 settembre 2025, n. 127, nel regolamentare il nuovo funzionamento del bonus, ha stabilito che sarà d’ora in poi un decreto interministeriale, da emanare ogni 30 gennaio, a definire i criteri e le modalità di assegnazione della carta e a dividerne annualmente l’importo nominale della stessa sulla base del numero dei docenti aventi diritto.
“Cerchiamo di spiegare meglio il funzionamento della nuova carta e quali sono le finalità”, aveva detto ancora il Ministro. “Innanzitutto, dobbiamo ricordare che la carta docente per legge può essere impiegata soltanto per finalità di formazione. La carta docente era stata concepita male perché si riferiva soltanto al personale di ruolo, ma dal 2021 alcune sentenze hanno condannato lo Stato ad estenderla anche ai docenti precari. Queste sentenze non erano mai state adempiute; noi abbiamo iniziato lo scorso anno e quest’anno abbiamo completato l’adempimento di queste sentenze affinché giustamente anche i precari possano godere di questo benefit“.
“In questi 4 anni”, aveva aggiunto Valditara, “sono stati spesi 1 miliardo e 323 milioni di euro, utilizzati con queste finalità: il 60,5% delle risorse è stato impiegato per l’acquisto di hardware e software (tablet e computer), il 28% per l’acquisto di libri e il 6% per spese di formazione. Abbiamo deciso di potenziare i servizi per la formazione: il docente potrà continuare a utilizzare la carta, ma per l’acquisto di tablet, computer o libri potrà passare dalla sua scuola. Infatti, alle scuole saranno destinati i 270 milioni di euro di fondi europei, che acquisteranno i dispositivi o i testi per darli poi in comodato ai docenti. Per queste attività aggiuntive, il personale sarà pagato in più con i fondi europei“.
“Si libereranno dunque risorse importanti sulla carta docente che abbiamo deciso di destinare anche ad altri servizi”, aveva puntualizzato il ministro, “da quest’anno, infatti, saranno utilizzabili pure per le spese di trasporto, inclusi gli abbonamenti sui mezzi pubblici. L’idea di fondo è distinguere i costi della formazione — che dovranno essere sempre più a carico dei fondi europei e gestiti dalle scuole — dai costi inerenti alla carta docente, che dovrà essere sempre più una carta di welfare, estesa in prospettiva anche al personale ATA. In questo senso, intendiamo completare il percorso già avviato con l’assicurazione sanitaria per tutto il personale, l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e in itinere, e una serie di scontistiche“.