Notizie scuola del 11 maggio 2026

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11.05.2026

Carta e penna a scuola, D’Avenia: “Ripristiniamo il diario scritto a mano”

Il professore e scrittore Alessandro D’Avenia torna, nella sua rubrica “Ultimo Banco” sul Corriere della Sera, a interrogarsi sui modelli educativi di oggi. Lo spunto arriva dalla Svezia, primo Paese europeo ad aver digitalizzato l’intera didattica, ma che nelle ultime settimane ha fatto un’inversione di rotta.

Il caso svedese e i test PISA: quando il digitale non basta

La Svezia ha fatto da apripista nella digitalizzazione scolastica, ma i risultati dei test PISA – le rilevazioni internazionali dell’OCSE sulle competenze dei quindicenni in lettura, matematica e scienze – hanno mostrato un peggioramento significativo degli studenti. La commissione istituita per indagare le cause ha individuato nel digitale uno dei fattori critici: la sua struttura multitasking disturberebbe l’attenzione e ostacolerebbe l’elaborazione di informazioni complesse. D’Avenia sintetizza così la posizione degli esperti: i supporti digitali favoriscono un coinvolgimento immediato, ma “ne diminuiscono la profondità e la tenuta dell’apprendimento”. Il professore richiama il neuroscienziato Antonio Damasio e il suo saggio L’errore di Cartesio per spiegare il fenomeno: “Di fronte all’evidenza che la mente scaturisce dall’attività dei neuroni, si discute solo di questi, come se il loro funzionamento fosse indipendente da quello del resto dell’organismo”. Scrivere a mano, leggere su carta, persino scarabocchiare durante una lezione: tutte attività che coinvolgono il corpo e, per questo, attivano più risorse cognitive. “Ogni de-corporazione è de-cerebrazione”, scrive D’Avenia: il digitale non sarebbe cattivo, ma “incompleto”.

La proposta: ripristinare il diario scritto a mano

Al centro dell’articolo c’è anche un episodio personale: un’ex alunna consegna al professore, brevi manu tre doni artigianali: un rametto di limone in ricordo di Montale, una poesia di Wisława Szymborska copiata a mano, e un libro dell’infanzia con dedica autografa. D’Avenia li definisce doni autenticamente “digitali”, nel senso etimologico del termine: dal latino digitus, dito, “fatti con le dita”. Ed è proprio da qui che al prof viene spontanea una considerazione: biglietti scritti a mano, lettere, firme autografe sono gesti che, nella cultura collettiva, continuano a valere più di qualsiasi messaggio digitale proprio perché implicano presenza fisica.

D’Avenia avanza una proposta concreta per la scuola e le famiglie: ripristinare il diario intimo, scritto a mano, almeno una pagina al giorno, la mattina o la sera. Un’abitudine che, a suo avviso, “riattiva la creatività perché richiede presenza autentica, attenzione non disponibile ad altro, corpo e anima”. “Senza carta e penna”, conclude, “non si perde solo in matematica e lettura, ma in anima”.

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