Sul divieto di utilizzo del cellulare a scuola c’è una sola certezza: dividersi ideologicamente tra favorevoli e contrari non serve a nulla. A tornare sulla questione, sollecitato dalla lettera di una dirigente scolastica, è il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana. “Anche io penso che resistere all’ingresso delle tecnologie nella nostra vita sia un’impresa sbagliata e in ogni caso impossibile“, scrive Fontana. “Non possiamo mettere la testa sotto la sabbia e aspettare che la tempesta passi. Perché non passerà e molto probabilmente ci travolgerà“.
“Lo smartphone è un oggetto che ormai riempie le nostre giornate tanto da sentirci smarriti se per qualche ragione non lo abbiamo con noi”, scrive ancora il direttore del quotidiano di via Solferino. “Le riempie anche troppo con quelle forme di dipendenza, dai social network o dalla messaggistica, che spesso si sviluppano nei ragazzi (ma anche in tantissimi adulti)”. L’utilizzo dello smartphone, certamente, “ci dà possibilità straordinarie: comunicazione, ricerca e tante altre funzioni che lei descrive nella sua lettera”. Le domande però restano.
“Quanto però può far male agli adolescenti e ai ragazzi?“, si chiede Fontana. “Quanto la diffusione di modelli di comportamento violenti (vedi la questione dei maranza) o l’uso truffaldino per copiare, ad esempio, i compiti in classe diventano rischi talmente grandi da spingerci a vietarli? Ha ragione”, conclude il direttore, “l’educazione, il lavoro di famiglie e insegnanti per far capire che le relazioni personali non possono passare solo da uno schermo sono fondamentali. Ma serve anche la severità contro gli abusi“.