C’era una volta l’oratorio, punto di riferimento per decenni, soprattutto nel dopoguerra, per milioni di bambini e ragazzi. Assieme alle famiglie e la scuola andava a costituire il nucleo fondante per il processo di crescita dei cittadini, soprattutto i più giovani, prescindendo dalle loro appartenenze sociali, culturali e religiose. Da diversi anni, però, moltissimi oratori hanno perso la loro mission: per vari motivi, anche per mancanza di sacerdoti adeguati al ruolo, non sono più quel punto di riferimento utile per condividere, relazionare e confrontarsi. E i risultati, ce lo dicono anche i sociologi, si vedono: nella crisi di valori e nell’individualismo esasperato che imperversa tra i giovani, è evidente che una parte di responsabilità è anche legata alla sparizione dell’azione positiva che esercitava l’oratorio.
Nel tentativo di riconoscere e valorizzare la funzione sociale, educativa e formativa degli oratori, la Regione Toscana e Ret (Regione Ecclesiastica Toscana) hanno sottoscritto il 21 luglio un protocollo d’intesa: alla presenza del presidente della Regione Eugenio Giani e del cardinale Augusto Paolo Lojudice, presidente della Conferenza Episcopale Toscana, l’accordo è stato portato a termine sulla scorta della legge regionale 17 del 18 marzo 2025, che sostiene le attività promosse da parrocchie, enti ecclesiastici e associazioni riconosciute a favore di minori, adolescenti e giovani.
Dalle iniziative culturali, di solidarietà fino agli eventi sportivi passando per la realizzazione di percorsi di recupero di soggetti a rischio, fino alla manutenzione di luoghi d’incontro, la legge prevede un finanziamento triennale di 300mila euro per ciascuna annualità del triennio 2025-27. E non si esclude che l’azione possa esercitarsi anche in sinergia con l’attività formativa scolastica.
A questo proposito, è attivo, con scadenza 1° settembre, il bando per l’assegnazione di contributi a ‘Sostegno di progetti finalizzati alla valorizzazione degli oratori e delle attività oratoriali – Annualità 2025’.
“È importante sostenere queste attività di carattere sociale, interculturale e inclusivo, che riguardano così da vicino la vita e la socialità di tanti bambini, adolescenti e giovani”, ha affermato Giani.
Gli oratori “sono luoghi importantissimi di aggregazione e anche di formazione. Certamente è centrale oggi ripensarli, andando incontro alle nuove esigenze delle famiglie, dei territori e, in modo particolare, dei ragazzi stessi, osservando le loro vite e provando a dare risposte alla luce dei loro problemi e dei loro bisogni”, ha chiosato Lojudice.