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Aggiornato il 04.09.2025
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ChatGpt non è un amico: il pedagogista Manici avverte sui rischi dell’“empatia artificiale”

Redazione

Un amico vero non è programmato per piacerti, ma è libero: può sorprenderti, contraddirti, persino ferirti un po’. È da lì che nasce un legame autentico”. Così Stefano Manici, pedagogista, formatore e docente, in un’intervista rilasciata al portale della rivista Vita.it.

La riflessione nasce dopo le vicende che hanno riportato al centro dell’attenzione il rapporto tra adolescenti e intelligenza artificiale, come il caso di Adam, 16 anni, che si è tolto la vita dopo mesi di dialogo con un chatbot. “Il fenomeno di cercare una relazione amicale con l’Ai è reale e diffuso” osserva Manici. “Accade soprattutto tra i più giovani, nelle scuole medie, dove immaginazione e fragilità identitaria convivono”.

I ragazzi utilizzano ChatGpt per i compiti, le ricerche o semplicemente per curiosità, ma emergono anche bisogni affettivi: “Alcuni mi hanno raccontato di far rivivere i morti o di farsi leggere le carte. Dietro c’è una richiesta di consolazione“.

Secondo il pedagogista, il termine “empatia artificiale” è fuorviante: “L’empatia è un’esperienza umana, che nasce dall’incontro reale con l’altro. L’Ai può funzionare da stampella affettiva temporanea, ma non potrà mai sostituire uno sguardo, un abbraccio, la corporeità”.

La sfida, sottolinea Manici, è educativa: “Occorre evitare sia la demonizzazione sia l’entusiasmo acritico. A scuola e in famiglia possiamo costruire una sorta di pedagogia dell’Ai, coinvolgendo i ragazzi in riflessioni e regole condivise, ad esempio attraverso un Manifesto di classe”.

Il ruolo degli adulti è decisivo: “Il primo passo è non delegare. I giovani hanno bisogno di adulti che li accompagnino, non con risposte preconfezionate ma con domande, ascolto e tempo condiviso. Dove la relazione è viva, l’Ai rimane uno strumento; dove manca, rischia di diventare un surrogato”.

E agli adolescenti il messaggio è chiaro: “Con un chatbot puoi trovare compagnia, ma non è un cuore che batte. Un amico vero ti guarda negli occhi, ti fa arrabbiare, ti fa crescere. Non accontentarti di meno“.

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