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Collegio docenti, un gruppo egemone non può imporre le sue scelte a tutti

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Sempre più frequentemente, anche le scelte metodologiche e didattiche che appartengono alla funzione docente sono decise “a maggioranza” in sede collegiale ed estese a tutti.

Si può fare? È legittimo? Si fa per tanti motivi, ma certamente non è legittimo.

Si fa, perché ormai questo è il sistema scuola dei nostri giorni. Si fa, perché i dirigenti premono per una didattica standardizzata e omologata, allo scopo di aumentare le promozioni e ridurre la dispersione. Si fa, perché i docenti si adeguano di buon grado, vuoi per “quieto vivere”, vuoi per pigrizia o insicurezza. Fare scelte autonome richiede infatti una sicura preparazione intellettuale e professionale, insieme alla capacità di motivare e sostenere opzioni di minoranza. Insomma non è facile.

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Tuttavia, certamente non è legittimo che un gruppo egemone pretenda di “imporre” a tutti gli altri le proprie scelte metodologiche e didattiche, senza rispettare l’autonomia culturale e professionale garantita a ciascun docente.

L’autonomia del docente va rispettata e garantita

La libertà di insegnamento è un principio di rango costituzionale, ripreso in tutta la normativa scolastica, dall’elaborazione del Pof/Ptof, al funzionamento degli organi collegiali, all’adozione dei libri testo, alla scelta degli strumenti tecnici di cui si servono i docenti nella loro attività. I dirigenti stessi sono tenuti al rispetto di tale principio fondamentale (Dlvo 165/2001,art.25).

La funzione docente si fonda sull’autonomia culturale e professionale dei docenti e si esplica nelle attività individuali e collegiali, come sta scritto nel Contratto. In sede collegiale, si assumono le deliberazioni più varie, ma sempre nel rispetto dell’autonomia del singolo docente.

Prendiamo il collegio docenti e le sue articolazioni (gruppi di progetto-dipartimenti). Il collegio ha potere deliberante in materia di funzionamento didattico e di programmazione, ma “esercita tale potere nel rispetto della libertà di insegnamento garantita a ciascun docente” (T.U.  297/1994, art. 7). Pertanto, le decisioni sulla durata del trimestre/quadrimestre, organizzazione dei recuperi, durata dell’ora di lezione, una volta assunte a maggioranza, sono vincolanti per tutti. Ma nessuna eventuale maggioranza può imporre di svolgere moduli prestabiliti, di fare verifiche comuni, di adottare griglie uniche, se non c’è condivisione da parte del singolo.

Anche in tema di valutazione, il collegio docenti è tenuto a definire “modalità e criteri” per assicurare omogeneità, equità e trasparenza, ma sempre “nel rispetto del principio della libertà di insegnamento”, perché, alla fine, “la valutazione è espressione dell’autonomia professionale propria della funzione docente”. (DPR n. 122/2009).

L’alunno è sempre al centro

Va detto chiaramente, comunque, che il singolo docente non ha la libertà di “fare quello che vuole”. Deve seguire prima di tutto le indicazioni ministeriali relative al percorso di studio, poi deve tenere conto del Ptof della scuola, e in particolare del diritto dell’alunno all’apprendimento e allo sviluppo della sua personalità. L’art. 2 del T.U.  297/1994 specifica chiaro e tondo che “l’esercizio di tale libertà è diretto a promuovere la piena formazione della personalità degli alunni”.  Le decisioni tecniche spettano comunque al singolo docente: metodologia, strumenti, verifiche, valutazione specifica e complessiva.

Il pluralismo nella scuola

Infine, è opportuno ricordare che il pluralismo è sempre una ricchezza rispetto al conformismo e alla standardizzazione. Anche questo principio è chiaramente espresso in tutta la normativa scolastica. Il Regolamento, con cui nel 1999 alle istituzioni scolastiche è stata conferita l’autonomia, ci spiega che l’autonomia stessa è “garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale” (art.1).

Lo stesso Piano dell’offerta formativa “comprende e riconosce le diverse opzioni metodologiche, anche di gruppi minoritari, e valorizza le corrispondenti professionalità”.

Il Pof/Ptof non dovrebbe pertanto essere elaborato nella ristretta cerchia delle pertinenze dirigenziali, ma essere il più condiviso possibile, e rappresentare/valorizzare tutte le risorse professionali della scuola. La comunità scolastica è, e dovrebbe restare, il luogo del pluralismo.

In questo contesto, l’impegno culturale e intellettuale di ciascun docente, che opera con la necessaria autonomia e si assume la responsabilità delle sue scelte, è ancora l’elemento principale della crescita educativa delle nuove generazioni e di una scuola di qualità.