È in arrivo il primo, significativo , periodo di vacanze per i circa sette milioni di studenti italiani che per una quindicina di giorni avranno modo di ricaricare le batterie.
Ma sarà così? Si riposeranno davvero o dovranno continuare a lavorare? Sì, perché quando arrivano le vacanze, ineluttabilmente sopraggiungono anche i ‘compiti per le vacanze’ con il loro corollario di polemiche: sono importanti, non lo sono, sono un segno di equità oppure di iniquità?
Quest’anno, un contributo alla controversia lo apporta Viviana Pinto, fondatrice di Discentis, una startup a vocazione sociale che si occupa di innovazione didattica. Discentis è una community di docenti che si confrontano e sperimentano, un insieme di risorse e strumenti accessibili online, corsi di formazione pratica, webinar ed eventi vari.
Intervistata da Focus Scuola, Pinto si dice convinta che la vera domanda sul tema dei compiti per le vacanze, spesso rimane inespressa: che cosa dovrebbe davvero restare ai ragazzi delle loro vacanze? Pagine di esercizi completati o la capacità di osservare il mondo con occhi più curiosi?
Nasce così il fascicolo “Allenamenti per menti in vacanza”, messo a punto da Discentis, che raccoglie attività alternative ai compiti tradizionali. Le attività non partono dall’aula, ma dalla vita quotidiana degli studenti: ciò che leggono, cucinano, ascoltano, fotografano… Una scelta, sostiene Pinto, che richiama il Quadro Europeo delle Competenze Chiave per l’Apprendimento Permanente, secondo cui l’apprendimento non coincide con l’accumulo di contenuti, ma con la capacità di utilizzarli in contesti diversi.
Il fascicolo, scaricabile gratuitamente per i membri della community, divide le attività non per materia né per classe, ma per livello di complessità, da 1 a 8. Per superare l’idea che l’età determini il tipo di pensiero che uno studente può affrontare.
Degli esempi concreti di compiti che non sembrano compiti ma che più dei classici compiti lasciano una traccia in chi li svolge?
Una delle proposte riguarda i libri-gioco. Quando la narrazione si apre a bivi e possibilità, chi legge non può limitarsi a seguire una storia: deve prendere decisioni, anticipare conseguenze, tener traccia dei passaggi. È un esercizio di metacognizione che molti studenti scoprono spontaneamente, senza sentirsi “a scuola”. Il prodotto finale può essere un diario delle scelte o un breve video.
“Raccontare le persone” chiede di scegliere una figura significativa e di realizzare un’intervista. È un compito che va oltre la scrittura: costringe a preparare domande, ascoltare senza interrompere, selezionare informazioni, ricostruire una storia. Il risultato del lavoro può essere un articolo giornalistico o una video-intervista. Al rientro in classe, queste storie diventano un archivio di biografie locali, un mosaico di memorie che raramente entra nei libri di testo.
Un’altra proposta parte dalla musica, un linguaggio familiare agli studenti. Ogni ragazzo seleziona dieci canzoni che rappresentano momenti o stati d’animo vissuti durante le vacanze e ne analizza testi, dati essenziali, motivazioni personali. Un modo per riflettere su ciò che si prova e si vive, dando parole a esperienze che spesso restano implicite. Lo scambio con un adulto, che suggerisce una propria canzone, apre un confronto generazionale.
Invita a riscrivere una ricetta di famiglia secondo la struttura di un protocollo scientifico: ingredienti con quantità precise, strumenti necessari, passaggi ordinati, tempi e temperature. L’attività mette in evidenza la distanza tra linguaggio quotidiano e linguaggio tecnico e permette di lavorare su misure, trasformazioni fisiche e chimiche, precisione lessicale.
La “geografia delle etichette” chiede di osservare quindici prodotti di casa, leggere le provenienze e costruire una mappa delle rotte che portano oggetti quotidiani sulla nostra tavola o nel nostro armadio. È un modo semplice per introdurre temi complessi come globalizzazione, filiere produttive e sostenibilità. Ogni etichetta diventa una porta d’accesso alla geografia reale, quella che gli studenti incontrano ogni giorno senza accorgersene.
Le attività, dunque, attraversano più discipline e lavorano sulle competenze: alfabetica, digitale, scientifica, personale e sociale, imprenditoriale, di cittadinanza, culturale. Il punto non è “quale materia è”, ma quale pensiero attiva.