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10.02.2026

Fiabe tradizionali: sono da condannare? Quale approccio adottare? Convegno a Roma dall’11 al 13 febbraio

Periodicamente torna alla ribalta il dibattito sull’opportunità di leggere o raccontare le fiabe, in particolare quelle classiche, ai bambini di oggi. Alcuni, infatti, considerano le fiabe tradizionali inadatte ai bambini contemporanei, ritenendole portatrici di valori fortemente conservatori. In difesa della fiaba popolare aveva scritto delle interessanti riflessioni Rodari, attualissime anche oggi. Lo scrittore non condivide l’atteggiamento di chi considera le fiabe reazionarie in blocco («Mi sembra come dire che la Divina Commedia è reazionaria perché Dante credeva nella necessità dell’Impero»); ritiene, invece, che esse siano «alleate dell’utopia, non della conservazione» e le difende, quindi, proprio perché crede «nel valore educativo dell’utopia, passaggio obbligato dall’accettazione passiva del mondo alla capacità di criticarlo, all’impegno per trasformarlo».

Lo scrittore interviene più volte, nei suoi scritti, in difesa della fiaba, accusata anche di essere ricca di orrori e atrocità e di presentare un modello femminile decisamente passivo. Per lo scrittore, che condivide le teorie di Propp, nella valutazione delle fiabe, occorre tener conto che il loro spessore è millenario, non secolare. Perché – si chiede Rodari – cercare nelle fiabe un’ideologia «qualunque essa sia, dato che non ha presieduto alla loro formazione ma si è impastata nel loro cammino?» e invita: «cerchiamo di liberarci dalle cose estranee all’oggetto, e di vedere invece l’oggetto, quale è, la sua funzione, se e come è godibile dai bambini, e come è ereditabile da una cultura nuova anche se è stato creato in una cultura diversa».

Lo scrittore riconosce alle fiabe (tradizionali e moderne) la capacità di contribuire alla formazione della mente, «di una mente aperta in tutte le direzioni del possibile», perché «toccano, nel bambino, la molla dell’immaginazione». Tale considerazione è ripresa significativamente nell’interessante volume, dal titolo provocatorio, Le fiabe non servono a niente di Paola Zannoner, recentemente uscito per Laterza.

Bisognerebbe, insomma, forse, conoscerle un pochino meglio, anziché condannarle frettolosamente senza appello, le povere fiabe. Gli studi sulle fiabe sono, peraltro, un settore piuttosto vitale e appare crescente, in ambito accademico, l’interesse per un approccio che superi una lettura esclusivamente folkloristica, integrando prospettive diverse: letterarie, traduttologiche, mediali e comparative.

Tale approccio è alla base del Convegno internazionale “Fairy Tales in Slavic Countries. Reception – Production – Circulation”, dedicato allo studio della fiaba nei paesi slavi e alle sue trasformazioni storiche, culturali e mediatiche, che si terrà a Roma dall’11 al 13 febbraio 2026.

Il convegno riunirà studiose e studiosi provenienti da numerosi Paesi europei e extraeuropei, che affronteranno temi quali la circolazione internazionale delle fiabe, le strategie di adattamento e riscrittura, le questioni di genere e identità, il rapporto tra narrazione fiabesca, ideologia e memoria culturale e le trasformazioni intermediali.

L’iniziativa, ospitata dall’Università Sapienza di Roma, sarà preceduta il 10 febbraio da un evento inaugurale presso l’Istituto Polacco di Roma, con il vernissage della mostra Hug, Hop, Hooray! Nuova illustrazione per l’infanzia nei libri dalla Polonia.

Accanto alle sessioni accademiche, sono previsti eventi culturali aperti al pubblico. Tra questi, l’incontro serale Real Polish Vampires, che si terrà il 12 febbraio presso l’Istituto Polacco di Roma, dedicato al rapporto tra folklore, storia e immaginario contemporaneo.

Il programma dettagliato è disponibile sul sito del Convegno www.talesrome2026.wordpress.com

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