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Concorso dirigenti scolastici, i motivi del rinvio al Consiglio di Stato

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Da un paio di giorni si è diffusa la voce di un rinvio da parte del Consiglio di Stato dell’udienza pubblica già fissata per il prossimo 17 ottobre per la discussione nel merito degli appelli proposti dal Miur e dai vincitori del concorso, avverso le sentenze con cui lo scorso 2 luglio il Tar Lazio ha annullato il concorso per dirigente scolastico.

La notizia, che ha trovato conferma, è stata tuttavia oggetto dei più svariati tentativi di interpretazione in ordine ai “motivi” che avrebbero determinato il rinvio d’ufficio dell’udienza già fissata per metà ottobre al prossimo 12 marzo.

Per cercare di capire quali fossero effettivamente i motivi del rinvio, e quindi per fugare ogni possibile dubbio in merito, abbiamo chiesto chiarimenti all’avv. Fabio Rossi, che segue un nutrito numero di concorrenti vincitori di concorso in fase di appello, il quale ha rivelato l’arcano.

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I motivi del rinvio sono infatti, ma non poteva essere diversamente, esclusivamente di natura processuale, avendo il legale da noi interpellato presentato apposita istanza di trattazione congiunta di tutti i giudizi d’appello riguardanti le medesime sentenze del Tar.

“Confermo che alla fine del mese di luglio – ha dichiarato l’avv. Rossi – ho depositato, per conto di oltre duecento vincitori, appello avverso le sentenze del Tar Lazio di annullamento del concorso per dirigenti scolastici e, in data 2/9/19, mi è stata comunicata dal Consiglio di Stato la fissazione della relativa udienza di merito per il 12/3/20. Ritengo, quindi, che lo slittamento dell’udienza del 17/10/19 già fissata dai giudici di Palazzo Spada su altri appelli trovi causa nell’esigenza processuale di consentire la trattazione congiunta delle diverse impugnazioni, come da me specificamente richiesto ai sensi dell’articolo 96 del Codice del Processo Amministrativo”.

Sembra dunque essere stato svelato l’arcano del rinvio a marzo della discussione in udienza pubblica dei ricorsi in appello, con buona pace di chi, in questi giorni, ha dato spazio ad interpretazioni che poco o nulla hanno a che fare con le dinamiche puramente processuali.