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Concorso dirigenti Sicilia: Dirpresidi perde la pazienza e proclama lo stato d’agitazione

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L’incredibile ‘tira e molla’ sul concorso per 426 dirigenti scolastici bandito nel 2004 non sembra avere fine: il decreto n. 2 del 3 gennaio scorso, emesso dal ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, che ha dato di fatto attuazione alla Legge n. 202/2010 attraverso cui si era disposta la rinnovazione della procedura concorsuale con la fissazione di nuove prove, da svolgere a seconda del tipo di posizione raggiunta nel concorso, non ha avuti il consenso del Cga siciliano, l’organo che rappresenta il Consiglio di Stato a livello regionale: alcuni giorni fa, il 18 gennaio, ha riportato tutto indietro di alcuni mesi. Quindi ripristinando il commissario ad acta ed annullando le ormai prossime verifiche finali, una sorta di soluzione a metà tra la rpetizione delle prove e la sanatoria salva-tutti, programmate a cavallo tra gennaio e febbraio.
La sentenza era evidentemente inaspettata, tanto da far perdere la pazienza a molti dei candidati proclamati vincitori. E anche ad alcuni sindacati: tanto che la presidenza regionale di Dirpresidi Sicilia ha chiesto al direttore regionale di “procedere nelle determinazioni prima assunte e cioè nella riconferma di quanto decretato in ordine allo svolgimento delle prove il 31 e 1 febbraio 2011”. Lo stesso sindacato ha anche proclamato “lo stato di agitazione di tutta la categoria dei dirigenti scolastici in Sicilia con lo scopo di rivendicare la applicazione  immediata della Legge n. 202, salvaguardando i diritti acquisiti dei 426 dirigenti scolastici e riconosciute loro dalla Legge 202, che nessuno può limitare o circoscrivere se non la Corte Costituzionale”. Dirpresidi Sicilia si è rivolto, infine, alle altre organizzazioni che tutelano i dirigenti della scuola (Anp, Cgil, Cisl, Uil e Snals) chiedendo loro di “manifestare solidarietà aderendo allo stato di agitazione”. Alla luce delle polemiche mosse anche dagli altri sindacati, è probabile che ciò possa realizzarsi. Quanto possa pesare sell’esito finale è difficile dirlo. I colpi di scena di questa vicenda ormai sembrano terreno esclusivo delle aule giudiziarie. Il quesito da porre diventa allora un altro: chi avrà l’onore è il merito di vincere l’ultimo decisivo ricorso?
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