C’è una negatività “bassa” che logora ogni giorno e una “alta” che esplode all’improvviso. In mezzo, l’insegnante resta solo a gestire conflitti, apatia e aggressività. E se invece di tamponare si potesse trasformare tutto questo in leva didattica e relazionale? Servono strumenti concreti, non teorie.
Quanti tipi di negatività? Gli esperti distinguono tra negatività bassa (conflitto, malessere, errori, lamento, apatia) ed episodi di negatività alta (insulto, minacce, aggressività inconsulta). Per ognuno di questi differenti episodi l’insegnante può apprendere l’uso di strumenti di gestione delle criticità, adeguandoli al contesto, che varia dalle situazioni di classe alle riunioni del collegio docenti.
Si può senz’altro affermare che il comportamento negativo possa essere definito come un intreccio di fattori con una triplice provenienza: funzionale (biologico), disposizionale (psicologico) e situazionale (socio-culturale).
Ma la negatività può essere non solo affrontata ma anche trasformata in qualcosa di positivo e costruttivo, sia dal punto di vista didattico che relazionale.
Serve esperienza per fare ciò ma senza dubbio la formazione continua dell’insegnante può fornire spunti e pratiche da utilizzare subito e migliorare la situazione in classe e fuori dalla classe.
Su questi argomenti il corso Gestione della negatività in classe, a cura di Pino De Sario, in programma dal 20 febbraio.