Enrico Galiano, professore e scrittore friulano, non usa mezzi termini quando parla della scuola italiana di oggi. Pressione crescente, scarso riconoscimento sociale e stipendi inadeguati: un quadro che, a suo dire, spinge sempre più docenti verso il limite.
Nell’intervista al Corriere, uno dei nodi più critici che Galiano individua nel sistema scolastico riguarda il modo in cui la scuola gestisce l’orientamento degli studenti. “A scuola abbiamo una cosa che si chiama consigli orientativi e lì dobbiamo considerare che molti alunni bravi in una cosa possono essere infelici nel farla”, afferma. È una distinzione raramente affrontata con chiarezza nel dibattito pubblico: la bravura in una disciplina non coincide con la vocazione a praticarla. Galiano porta l’esempio di Andre Agassi, che odiava il tennis ma trovò motivazione solo quando comprese di poter aiutare gli altri attraverso quello sport. Un caso estremo, ma emblematico di come il talento, senza il desiderio, non produca realizzazione.
Il quadro che Galiano traccia della professione docente è quello di un mestiere sempre più gravoso e sempre meno riconosciuto. “Da un lato bisogna far sempre meglio, essere appassionati, psicologi, ma al tempo stesso questa professione non viene riconosciuta a livello sociale che considera un insegnante ormai come un babysitter”, dichiara. E aggiunge, senza giri di parole: “Anche la paga è da babysitter”. A pesare, secondo il professore, è anche il clima in cui si lavora: l’istituzione scolastica è sempre più esposta a critiche esterne, e questo aumenta la pressione su chi ci lavora ogni giorno.