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Prima Ora | Notizie del 22 giugno

22.06.2026
Aggiornato alle 15:27

Continuano le nostre cronache dalle sedi della Maturità

Oggi, lunedi, si completeranno le correzioni degli scritti e domani inizieranno le prove orali. 

Quest’anno c’è una importante novità, di cui mi sembra strano non si parli con sufficiente attenzione: l’ordinanza ministeriale n 54 del 26 marzo, quella che appunto descrive come si svolge l’esame, precisa all’articolo 22 che “Il colloquio ha inizio con una breve riflessione del candidato sul proprio percorso scolastico e personale, anche alla luce delle informazioni contenute nel Curriculum della studentessa e dello studente”.

A me sembra evidente che questo sia un tentativo di rispondere in qualche modo alle pressioni esercitate sul sistema dai ragazzi che gli scorsi anni si sono rifiutati di rispondere alle domande della prova orale come gesto di protesta contro il sistema scolastico in generale (altre due studentesse avevano compiuto quasi lo stesso gesto, ma solo come protesta per come era stata valutata la seconda prova scritta in quella particolare commissione). Il ministro si è espresso molte volte contro questa forma di protesta, per esempio già il 10 luglio 2025, quando dichiarò: “Comportamenti di questo tipo non saranno più possibili. Se un ragazzo non si presenta all’orale, oppure volontariamente decide di non rispondere alle domande dei suoi docenti non perché non è preparato, cosa che può capitare, ma perché vuole ‘non collaborare’ e quindi ‘boicottare’ l’esame, dovrà ripetere l’anno”.

I ragazzi che hanno compiuto questo gesto risultano essere, da fonti giornalistiche, solo cinque. Tutti sono stati promossi, perché avevano già raggiunto il voto minimo per la promozione. Non si sa cosa sia successo dopo, ma certamente nessuno ha avuto problemi per l’ammissione all’università, dato che da tempo ormai il voto dell’esame di Stato non conta più nulla ai fini dell’ingresso nel percorso accademico.  Non tutti i nomi dei ragazzi sono noti. È nota invece la reazione del ministero, perfettamente in linea con lo spirito dell’attuale governo, che ha scelto e sceglie la linea dura. Invece di trasformare il senso dell’esame, rendendo il voto finale un tassello decisivo per l’ammissione al ciclo di studi superiore (cosa che avrebbe fatto indubbiamente riflettere chiunque volesse rinunciare ai venti punti dell’orale), il ministro si è limitato a vietare, in modo puro e semplice, il gesto di protesta in quanto tale (il corso di “formazione” presente sulla piattaforma Futura precisa infatti che se uno studente fa “scena muta” perché “si blocca” psicologicamente non deve essere punito nello stesso modo in cui va punito chi invece “vuole” tacere).

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