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Contratto scuola sindacati preoccupati per il dissenso, ma convinti della scelta di aver firmato

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Al termine di due giornate di passione, dopo aver subito critiche più o meno motivate, i segretari nazionali di Flc-Cgil, Cisl-Scuola e Uil-Scuola escono con un comunicato con cui si dichiarano del tutto convinti di aver fatto la cosa migliore firmando il contratto scuola.

Il comunicato

Una nota diramata nella serata di sabato dopo che già nella giornata di venerdì c’erano state dichiarazioni, interviste e un comunicato unitario stanno ad indicare che – probabilmente – le segreterie sindacali stanno facendo fronte alle critiche di una parte del mondo della scuola e forse persino al dissenso interno.
“Il CCNL firmato ieri – sostengono Sinopoli, Gissi e Turi – non solo ha mantenuto tutti i diritti previsti dal precedente, ma li ha in qualche caso ampliati. Basta leggerlo per rendersene conto”.
“Abbiamo recuperato spazi contrattuali importanti – aggiungono i sindacati – al punto che da sponde opposte si sostiene che avremmo inferto un altro duro colpo alla legge 107 e alla filosofia che la sostiene”

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La parte economica del contratto

Per quanto riguarda la parte economica i sindacati osservano: “La scuola ha conseguito un aumento medio di 96 euro mensili lordi a cui si aggiungono circa 400 euro di arretrati. Nelle tabelle non si mettono i netti – non si sono mai messi – visto che le ritenute di legge, in particolare quelle fiscali (nazionali e locali) variano in base alle situazioni personali. Ma si può dire che in media sono del 32 %. L’indennità di vacanza contrattuale non verrà defalcata, ma si aggiungerà agli aumenti conseguiti e che riguardano il triennio 2016-18”.
Viva soddisfazione viene espressa anche per la soluzione adottata per il bonus premiale:  “Abbiamo destinato per le retribuzioni tabellari quota parte dei 200 milioni finalizzati al bonus docenti e messi invece direttamente in busta paga. Quindi abbiamo utilizzato quanto era disponibile e qualcosina di più”.

Conclusione: firma sacrosanta

Nessuna incertezza sulla decisione finale: “Lasciare tutto com’era avrebbe solo significato portare a ulteriori tre anni e quindi fino dodici gli anni di vuoto contrattuale: a chi poteva convenire? Il contratto scade a dicembre di quest’anno. Restiamo convinti di avere compiuto, firmando, una scelta giusta e coerente: gli aumenti che il personale della scuola a breve riceverà valgono infinitamente più delle tante chiacchiere che si fanno e che lasciano il tempo che trovano”.