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17.04.2026

Convegno nazionale CESP – COBAS “Diseguaglianze educative, BES, Invalsi” il 22 aprile

Il 22 aprile si terrà il terzo Convegno organizzato dal CESP per l’anno scolastico in corso, dedicato al tema “Disuguaglianze educative, BES, INVALSI”. L’iniziativa, in continuità con un format già sperimentato con successo, coinvolgerà contemporaneamente venticinque città/province italiane: i docenti, riuniti in presenza nelle sedi territoriali, seguiranno gli interventi collegati con la Sala Convegni CESP di Roma e proseguiranno poi il confronto a livello locale. Particolare attenzione sarà dedicata anche all’istruzione negli istituti penitenziari, con una sessione specifica. La scelta del tema nasce dall’esigenza di interrogarsi su una contraddizione del sistema scolastico italiano: nonostante decenni di riforme, politiche per l’inclusione, investimenti e monitoraggi, la scuola continua  non solo a riflettere, ma spesso anche a riprodurre le disuguaglianze sociali, piuttosto che a contrastarle.

La scolarizzazione di massa, avvenuta tra gli anni Sessanta e Novanta, ha ampliato l’accesso alla scuola, ma ha anche spostato i meccanismi di selezione all’interno del sistema stesso. A partire dagli anni Novanta, l’affermazione di modelli ispirati a logiche di mercato ha ulteriormente rafforzato il paradigma meritocratico, che trova oggi una delle sue espressioni più evidenti nell’enfasi sulla valorizzazione dei talenti e sulla personalizzazione dei percorsi didattici promossa dal pensiero di Valditara. In realtà, tale visione legittima le disuguaglianze di partenza occultando il peso del capitale economico, culturale e sociale di cui è portatore ciascuno studente. Credere nel merito serve a normalizzare e rendere psicologicamente sostenibili profonde ingiustizie strutturali.

In questo scenario si collocano le prove INVALSI, che da anni monitorano gli apprendimenti attraverso test standardizzati. Il Rapporto INVALSI 2025 restituisce un quadro complesso: diminuisce la dispersione scolastica esplicita, ma cresce quella implicita, cioè la quota di studenti che, pur conseguendo un titolo di studio, non raggiungono livelli adeguati di competenze. Roberto Ricci, presidente dell’Invalsi, considera l’aumento della dispersione scolastica implicita come un effetto collaterale della riduzione di quella esplicita. In altre parole, il sistema scolastico faticherebbe a reggere la crescente complessità di una popolazione studentesca più ampia. Dal 2018 gli apprendimenti risultano in calo e persistono forti divari legati al contesto socio-economico, al territorio, al background migratorio e all’indirizzo di studio, con differenze marcate tra licei e istituti professionali.

La valutazione INVALSI rende visibili disuguaglianze ormai note da tempo, senza però offrire strumenti adeguati per affrontarle. Si concentra sul risultato, sulla risposta corretta, ma non coglie le condizioni entro cui i processi di apprendimento si sviluppano. Questo limite appare ancora più evidente se lo si osserva alla luce delle politiche di inclusione scolastica attuate nel sistema educativo italiano.

Con l’introduzione della categoria dei Bisogni Educativi Speciali si è raggiunto il massimo livello di categorizzazione della popolazione scolastica. Strumenti formali come il Piano Educativo Individualizzato o il Piano Didattico Personalizzato finiscono spesso per costruire percorsi separati: nelle classi si praticano due didattiche distinte, una rivolta alla maggior parte degli allievi,  coloro che vengono considerati  già “inclusi”, e un’altra destinata a coloro che sono “da includere”.

Eppure, nella riflessione pedagogica, individualizzazione e personalizzazione non indicano interventi per pochi, ma significano rendere la didattica flessibile, capace di rispondere alle differenze senza ridurle a etichette. In questa prospettiva, l’inclusione non va concepita come un prodotto, come un risultato finale da certificare o misurare, ma come un processo che riguarda l’intero sistema scolastico: le pratiche didattiche, i modelli valutativi, l’organizzazione delle classi e delle istituzioni. Ciò implica un ripensamento profondo, capace di mettere in discussione la logica della standardizzazione e della categorizzazione: da quella della diagnosi, a quella del voto, a quella della misurazione INVALSI.

Il Convegno CESP si inserisce in questo dibattito. Se è vero che la scuola italiana resta segnata da disuguaglianze strutturali, è altrettanto vero che un cambiamento è possibile. La storia del sistema educativo dimostra che trasformazioni significative possono nascere dal basso, dalle pratiche didattiche quotidiane e, contestualmente, da una mobilitazione capace di rivendicare una scuola che sia autentico spazio di equità, partecipazione e inclusione.

Bruna Sferra Esecutivo COBAS Scuola di Roma e Provincia

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