Sulla questione del corso di formazione “4 novembre: la scuola non si arruola”, organizzato dal Cestes-Proteo in collaborazione con l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, si sta scatenando una polemica che coinvolge Ministero, sindacati e associazioni professionali.
Come già avevamo scritto, per il giorno 4 novembre, data in cui si celebra la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate Cestes e Proteo hanno organizzato un corso di formazione per docenti che era stato inserito anche nella piattaforma Sofia e per il quale si prevedeva anche l’esonero dal servizio.
L’iniziativa ha riscosso un soccesso straordinario con più di mille iscritti da tutta Italia.
Nelle ultime ore, però, il Ministero ha fatto sapere che non sarà possibile riconoscere l’esonero.
Secondo la Federazione Lavoratori della Conoscenza (FLC-CGIL), la decisione del ministero rappresenta “un atto di censura” e “una lesione della libertà di insegnamento”. Il sindacato contesta le motivazioni dell’annullamento, definite “risibili”, e accusa il Mim di ignorare i valori di pace sanciti dalla Costituzione.
“In un contesto in cui proliferano corsi e convenzioni che promuovono la cultura della militarizzazione – si legge in una nota del sindacato di Gianna Fracassi – questa cancellazione appare come un ulteriore tentativo di piegare la scuola a interessi e ideologie di parte”.
Anche l’Unione Sindacale di Base (USB) ha duramente criticato la decisione, definendola “un atto gravissimo”. L’organizzazione sottolinea che al corso si erano già iscritti oltre 1.200 partecipanti e che l’iniziativa prevedeva la presenza di relatori qualificati e il coinvolgimento di diverse realtà sociali. “Si voleva aprire un dibattito su come educare alla pace, non certo fare propaganda”, afferma l’Usb, che ha annunciato per martedì alle 18 una serie di presìdi di protesta.
Tra le realtà che hanno espresso la propria contrarietà c’è anche il Movimento di Cooperazione Educativa (MCE), che ha diffuso una nota dal titolo “L’Italia ripudia la guerra”.
“Siamo contrari – scrive il MCE – a introdurre nelle scuole iniziative di stampo militarista. Crediamo in una politica che si prefigga la risoluzione pacifica dei conflitti. Lavoriamo a scuola e in ogni città per favorire la transizione verso una società equa, ambientalmente sostenibile, in cui le produzioni di guerra siano convertite a scopi civili”.
Il Movimento definisce “grave e preoccupante” la cancellazione del corso organizzato dal Cestes insieme all’Osservatorio, previsto per il 4 novembre, e sottolinea come il provvedimento del Mim abbia impedito a tredici docenti di usufruire del permesso per formazione.
“Si è ritenuto – continua il MCE – che i contenuti e le finalità dell’iniziativa non debbano essere oggetto di riflessione pedagogica. Eppure approfondire temi di attualità per formarsi su pratiche attive di non violenza ci sembra il modo migliore per rispettare il mandato costituzionale sancito dall’articolo 11”.
A proposito delle “spiegazioni” fornite dal Ministero, il Movimento di cooperazione afferma che “si è ritenuto che i contenuti e le finalità dell’iniziativa non debbano essere oggetto di riflessione pedagogica. Eppure approfondire temi di attualità per formarsi su pratiche attive di non violenza ci sembra il modo migliore per rispettare il mandato costituzionale sancito dall’articolo 11”.