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Cronaca del primo giorno di conferimento delle supplenze annuali a Milano

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Milano, ore 9.00, primo giorno di convocazione per le supplenze annuali.
Aria acre di mille respiri. La calca sempre la stessa, i locali, l’organizzazione, tutto identico all’anno scorso, fa solo forse un po’ meno caldo del fine luglio dell’anno passato.
La gente è tutta in piedi a ridosso delle porte da dove verranno fatti gli appelli. Qualcuno è seduto sulle poche sedie a disposizione. C’è chi legge un quotidiano, chi un libro, tanti parlano tra loro: delle vacanze appena trascorse ad aspettare le graduatorie e delle scuole dove si spera di andare a lavorare. In maggioranza sono donne, l’età media sui 40 anni; alcune di loro sono accompagnate dai figli, e in certi casi sono grandi. C’è addirittura un’insegnante accompagnata da una figlia abbastanza grande da poter essere una giovane collega.
Alle 10.00 ancora nessun appello. Si vede girare tra le mani un modulo da compilare. Ci si aggiusta per scrivere, sulle ginocchia o sulla schiena di un collega. Quest’anno il modulo lo fanno girare prima di farti sedere per scegliere le sedi rimanenti, per velocizzare. Questa l’unica novità dell’anno.

Vado dove danno gli incarichi per la classe di italiano alle medie. Giro tra gli insegnanti per sondare l’umore:

Rita, 43 anni e otto anni di precariato: "non sono contenta delle nuove graduatorie, ho perso delle posizioni. La cosa più ingiusta è stata la riformulazione del punteggio di abilitazione. E poi sono arrabbiata, non c’è la cattedra che avevo l’anno scorso. Questo sarebbe stato per me il terzo anno nella stessa scuola. E poi… (si morde un labbro) sono stata tutta l’estate ad aspettare!"
Sabrina, 35 anni, ben 11 anni di insegnamento alle spalle: "Sono arrabbiata perché due persone che erano dietro di me adesso sono avanti. E inoltre non risulta una cattedra che mi interessava."
Maurizio, anni 39: "hanno fatto l’appello un’ora e mezza fa e ancora non è uscito l’elenco delle disponibilità di cattedre! Se sono contento della nuova tabella dei titoli? Visto tutti gli errori, no."
Nel frattempo nei locali dove si conferiscono le supplenze della classe 059 (matematica e scienze), dopo due ore, spuntano finalmente gli elenchi. Ma si tratta soltanto di due elenchi a disposizione di 300 persone.
Qui gira anche una raccolta firme per un ricorso: si lamenta un’attribuzione di punteggi che pare non sia stata equa nei confronti di tutti. Anche qui raccolgo una voce:
Sandra, 37 anni: "non mi hanno dato i tre punti per altra abilitazione, io ho conseguito con la Ssis sia la A059 che la A060, una è matematica alle medie, e l’altra scienze alle superiori. Si tratta di due graduatorie distinte e non di materie dello stesso ambito disciplinare."

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In effetti il Csa di Milano, contrariamente a tanti Csa di Italia e contrariamente agli anni passati, ha interpretato la legge in modo da cancellare i 3 punti per altra abilitazione agli specializzati Ssis. Intorno alla legge in effetti c’è stata tanta confusione, eppure l’ultima tabella dei titoli, per risolvere tale ambiguità, affermava di dare i tre punti solo a quelle abilitazioni conseguite con esami separati, e persino il modulo stampato dal ministero chiedeva appositamente se l’esame fosse unico. Moltissimi specializzati Ssis hanno sostenuto esami distinti così come richiede la legge, eppure il CSA non ha conferito quei punti. Tre punti significano tante posizioni in graduatoria e per molti la differenza tra lavoro e disoccupazione. A riguardo si organizzano già dei ricorsi.

Tra la folla per le lingue alle medie raccolgo qualche testimonianza:
Francesco, 30 anni: "Chiamano dalla stessa porta sia inglese sia francese… come se fossimo pochi! (sorride sarcastico) Visto che c’erano potevano anche fare turco e cinese! Vedo un sacco di facce che non dovrei vedere oggi qui. Ho fatto la Ssis e con la nuova legge mi hanno superato tanti colleghi senza specializzazione. Adesso sarò al secondo giorno di calendario, che è una fregatura perché oggi chiamano fino al 150 più tutti i riservisti, e la gran parte di questi erano molto indietro".
Alle 11.10, con più di due ore di ritardo, comincia l’appello della classe A345 (inglese medie). La gente si arrampica sulle sedie per sentire. Comincia il passaparola sussurrato "inglese medie". Una voce: "chi chiamano?". Risposta: "inglese, medie". Mentre l’appello comincia, come ogni anno molti borbottano "un microfono almeno"; un altro risponde "almeno quest’anno chi chiama i nomi non è afono come la signora dell’anno scorso".
I nomi vengo urlati uno alla volta, e la folla si accalca sempre più, spinge per sentire, si mette in punta di piedi per vedere e dice sì.
Rimango un altro po’ a guardare questa strana scena di gente ammassata che elemosina per un lavoro. Poi decido che ne ho abbastanza e me ne vado.
Vengo dopo a sapere per certo che le nomine di inglese alle medie si sono protratte fino alle sette e trenta di sera. Penso: 10 ore e mezza di calvario.
Gira persino voce che le nomine di sostegno siano state conferite fino a mezzanotte e mezza. Ma vista l’efficienza del sistema scuola credo proprio che si tratti solo di una leggenda metropolitana.

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