Manzoni sotto scacco, ancora una volta: nella bozza delle nuove Indicazioni Nazionali per i licei, pubblicata lo scorso 22 aprile, c’è scritto che il romanzo di Manzoni non sarà più vincolante al biennio. L’insegnante può sostituirlo con altri libri più accessibili linguisticamente, rimandando la lettura al quarto anno, quando si studia la letteratura dell’epoca manzoniana.
Apriti cielo: questa decisione è stata accolta positivamente da alcuni, mentre per altri è un errore “declassare” Alessandro Manzoni, visto che viene esplicitamente riconosciuto che i Promessi Sposi “non sono più un classico contemporaneo”.
A dire la sua è stato lo scrittore e docente Enrico Galiano, su Il Libraio. Ecco uno stralcio del suo intervento:
“Primo: io non sacralizzerei troppo I promessi sposi. Se al posto loro al biennio si fa qualche altro classico un po’ complesso, perché no? Non è che Madame Bovary o Guerra e pace hanno meno valore letterario, anzi.
E poi ogni classe fa storia a sé: bisognerebbe essere anche un po’ più elastici e capire che alcuni testi funzionano meglio di altri in base a chi hai di fronte. Se invece la motivazione è che Renzo e Lucia non sono più contemporanei, come lascia intendere il passaggio in cui viene citato nelle indicazioni (‘Com’è evidente, I promessi sposi non sono più un classico contemporaneo’), be’ mi spiace ma non ci siamo proprio.
Non solo il romanzo di Manzoni è nostro contemporaneo: è proprio una chiave di lettura fondamentale per capire il nostro presente. Perché dentro I Promessi sposi non c’è solo una storia ambientata nel Seicento. C’è un laboratorio di comportamenti umani che continuano a ripetersi, quasi identici, anche se cambiano i vestiti, le parole, i telefoni in tasca.
Non sono personaggi ‘antichi’: sono funzioni che ritornano, ruoli che vediamo ogni giorno, magari con altri nomi. Per cui se lo scopo di spostare più avanti lo studio de I promessi sposi è creare prima una maggiore confidenza con la lettura, in un tempo in cui le abilità di comprensione di testi complessi vengono sempre meno, allora forse l’idea ha un senso.
Occhio, però, perché qui c’è anche un altro rischio. Quello di pensare che il problema siano i libri difficili. Come se bastasse semplificare i testi per risolvere tutto. Facendo così, non si corre il pericolo di allontanare sempre più le difficoltà e trasformare la scuola in un costante gioco al ribasso?
Perché chi insegna lo sa: anche il libro più accessibile, se trattato male, diventa lontanissimo. E, al contrario, anche un testo complesso può aprirsi, se qualcuno ti insegna come entrarci: e soprattutto se ti dà un buon motivo per farlo. E il motivo per cui scoprire I promessi sposi oggi è di quelli davvero buoni: quel romanzo parla di noi, anche se è stato scritto quasi duecento anni fa”.
Sin dal primo anno si raccomandano almeno 6 letture integrali (3 per anno), italiane o straniere, comprendendo autori contemporanei come Ammaniti, Starnone, Benni, o stranieri come Kafka, Orwell, Salinger, King, Tolkien. L’obiettivo è avvicinare subito gli studenti alla letteratura viva, non solo a quella storica.
La Divina Commedia si legge nel terzo e quarto anno (non nel quinto), per dedicare l’ultimo anno interamente allo studio della letteratura post-unitaria. Si consiglia di leggerla per brani scelti da tutte e tre le cantiche, come si farebbe con un romanzo, con l’insegnante che fornisce i raccordi narrativi.
L’ultimo anno è interamente riservato alla letteratura dall’Unità d’Italia ai giorni nostri, con autori come Verga, Pascoli, D’Annunzio, Svevo, Pirandello, Ungaretti, Montale, Calvino, Pasolini e altri. L’obiettivo è che gli studenti percepiscano la letteratura come arte vitale e contemporanea.
Le indicazioni aprono esplicitamente a fumetti, graphic novel, audiovisivi, canzoni, videogiochi, sceneggiature, saggi e articoli di giornale di qualità come strumenti didattici legittimi. Si propongono attività come analizzare una canzone, trasformare un racconto in copione, o realizzare un breve video.