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Dal cambiare pagina di un libro allo scroll sui social, cambiano le abitudini degli studenti: ecco che può fare la scuola

Dino Galuppi

Lo scrolling, il gesto di scorrere velocemente le pagine dei social è diventato per tutti un movimento ormai naturale. Giusto scavando in qualche paese sperduto ancora si può trovare qualche anziano che di scrollare sul cellulare proprio non ne ha voglia, ma a parte una sparuta minoranza ormai è diventato un gesto comune per tutti.

Un gesto che rischia di sostituire non solo parzialmente il gesto antico di sfogliare la pagina di un libro o di un giornale.

Il fenomeno dello Scrolling

Gli smarthphone sono diventati a tutti gli effetti oggetti irrinunciabili. Dei must have che ci accompagnano ormai ventiquattrore su ventiquattro, ovunque andiamo. Riempiendo ogni spazio della giornata e del tempo vuoto, ormai quasi completamente azzerato e riempito.

E con i tempi morti e non solo con quelli si passano tanti minuti sui social network.

Il gesto di prendere in mano lo smartphone, sbloccarlo, aprire e scorrere le nostre pagine social è diventato talmente abitudinario e automatico da meritare la coniatura di un vero e proprio nome: scrolling.(fonte Ipsico). In particolare, per scrolling si intende il movimento del pollice che scorre dal basso verso l’alto sullo schermo dei dispositivi touchscreen per recuperare le nuove notizie che appaiono in bacheca o nelle stories. O dall’alto verso il basso per aggiornare le pagine e visionare i feed e le notifiche.

Cambiano i confini tra globale e locale, l’intelligenza artificiale permette di sottotitolare in qualsiasi lingua in pochi secondi. La traduzione automatica, insieme alla facilità con la quale anche grazie all’AI chiunque può generare contenuti, sono nuovi asset tecnologici in grado di rivoluzionare nuovamente il panorama dei social globali (Taddeo “Social- L’industria delle relazioni”, edito da Einaudi).

Il contesto fisico perde di significato, ecco gli effetti dello scrolling

Gli smartphone hanno reso il digitale indossabile ovunque, in ogni contesto. Ci permettono di interagire con spazi diversi dal nostro contesto fisico che perde di significato e anche di modulare temporalmente il flusso comunicativo, una volta relegato quasi esclusivamente al tempo reale del faccia a faccia. Le distanze fisiche non ci sono più. Il cellulare ci inserisce in un contesto dove spazi e tempi totalmente scelti da noi: a volte questo potere si trasforma anche in una comoda trappola.

Scrollare sulla pagina dei nostri social ci fa sentire vicini le persone lontane e ci dà la sensazione di poter decidere noi stessi di quello che vogliamo vedere.

“Tale gesto, ripetuto centinaia di volte al giorno in maniera spesso del tutto automatica, è indicato, appunto, con l’espressione infinite scrolling” ( fonte Ipsico)

In sostanza secondo gli esperti non visioniamo i nostri smartphone soltanto in seguito alla ricezione di notifiche che ci segnalano l’arrivo di chiamate o messaggi, ma anche e soprattutto sulla base di un automatismo mentale. Questo ci porta a prendere il telefono e scorrere le pagine social senza rendercene conto.

Questo comportamento sta avendo degli effetti collaterali molto importanti tra cui quello che viene definito come Gaming Disorder (Disturbo da gioco), aspetto su cui aveva già parlato l’OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità) già nel 2018 inserendolo nella classifica internazionale delle malattie (ICD-11).

Nel caso di dipendenza e astinenza da social network è stato coniato anche il termine (dall’inglese no-mobile) che si verifica quando si è impossibilitati a connettersi (denominata anche sindrome da disconnessione).

Gli algortimi dei social puntano ad una personalizzazione molto spinta dei contenuti costruita sulla conoscenza approfondita del nostro profilo, delle nostre abitudini e preferenze. Gli Algortimi utilizzati oltre a basarsi sui nostri gusti analizzano anche il tempo che dedichiamo ad un contenuto così da poter conoscere sempre più a fondo i nostri pensieri, le nostre abitudini e anche le nostre debolezze, proponendo messaggi che si configurano ad hoc per noi ad ogni scroll e tutto questo no fa altro che aumentare il tempo dello scroll sugli smartphone perché troviamo i contenuti che vogliamo trovare e che ci piacciono di più.

L’UE ha emanato nuove regole per tentare di ridurre la dipendenza dalle piattaforme digitali. È un invito a vietare le tecniche che creano dipendenza, come lo scorrimento infinito o il gioco automatico e ad introdurre un “diritto a non essere disturbati” digitale e un elenco di buone pratiche di progettazione. I deputati UE sono particolarmente preoccupati per l’impatto che la dipendenza digitale ha sui bambini e sugli adolescenti, che sono più vulnerabili a questi sintomi, e chiedono di intensificare la ricerca e la regolamentazione in questo settore

Come può agire la scuola per ridurre il fenomeno

Il divieto all’uso degli smartphone non risolve la questione perché lo studente uscito da scuola ha tante ore a disposizione per lo scrolling,

La scuola può supportare il processo di riduzione del fenomeno dello scrolling fornendo il know how utile ad aumentare la consapevolezza nell’uso dei dispositivi digitali promuovendo un atteggiamento meno automatico e più consapevole nei confronti dello scrolling: “si tratta non tanto di eliminare tale comportamento, ma di renderlo più ponderato, frutto di una scelta cosciente e deliberata”

Un utile esercizio può essere quello di agire sui fattori di innesco quali i momenti di noia o situazioni di disagio sociale. Allenare i ragazzi a chiedersi “Perché proprio ora sento il bisogno di fare questo?” quando prendono in mano il cellulare e aprono i social. Quale emozione sto provando? Insomma, esercizi utili per capirne il motivo e uscire dall’impasse apatico che li avvolge quando ne fanno uso.

Altro esercizio utile sarebbe quella di praticare la pratica meditativa e psicologia della Mindfulness che allena a prestare attenzione in maniera consapevole al presente.

Introdurre nella didattica la mindfulness non potrà che aiutare gli studenti.

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