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Didattica a distanza, non arriva a tutti: 1 alunno su 4 non ha pc o ha problemi di rete

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Quanti sono gli alunni e studenti che hanno problemi a svolgere la didattica a distanza? Per il ministero dell’Istruzione sarebbero solo il 6%. Il dato del dicastero di Viale Trastevere è il frutto di un monitoraggio svolto negli ultimi giorni tra gli istituti scolastici e comprende, tra i fruitori, varie modalità oggi possibili per raggiungere la connessione con un device. Ci sono però alcuni sondaggi, sempre su vasta scala, che rivelano cifre di alunni esclusi ben più alte. In base a questi dati, la grande sfida delle istituzioni per arrivare ad una didattica on line che arriva ad ogni studente, sarebbe tutta da vincere.

Percentuali di chi non fruisce ancora alte

L’ultimo monitoraggio settimanale dell’Osservatorio “Scuola a distanza” di Skuola.net conferma le difficoltà: la dotazione tecnologica delle famiglie è il principale tra gli ostacoli che impediscono l’affermazione della didattica a distanza.

Dalla verifica, che ha coinvolto 25 mila alunni di medie e superiori, è emerso che il 27% degli intervistati, ha detto che in casa non ci sono dispositivi a sufficienza (computer, tablet, ecc.) per studiare e far lavorare i genitori contemporaneamente.

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La connessione non va meglio: il 23% delle famiglie con alunni ha ancora problemi di Rete, anche se va sottolineata una notizia positiva: un ulteriore 33% li ha risolti nel corso delle settimane.

I motivi del mancato collegamento

Dal monitoraggio è anche emerso che le cause più ricorrenti a fare didattica a distanza sono un collegamento fisso così veloce da supportare uno svolgimento fluido delle lezioni (in ben il 61% dei casi), mentre il 24% accede a Internet usando un hotspot mobile con la copertura della rete che però alla resa dei conti risulta insufficiente. Sempre un alunno su quattro ha pochi gigabyte a disposizione. Il 9% non ha nemmeno i pochi giga.

In assoluto, inoltre, tra coloro che si collegano, circa un ragazzo su tre riporta che ad oggi è ancora costretto a convivere con disagi ‘organizzativi’ e malfunzionamenti di carattere tecnico. E, per una volta, questa situazione si riscontra in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale

Ma c’è chi fa interazione di buon livello

Certo, ci sono anche le buone notizie. Ad esempio, due alunni su tre fanno ormai lezione in modo estremamente interattivo, collegandosi in video-conferenza con i professori, grazie alle piattaforme più evolute (sette giorni fa erano il 60%).

E anche le scuole medie, quelle più in difficoltà e sempre un passo indietro, crescono costantemente: sono quasi 6 su 10 (una settimana fa erano meno della metà) i ragazzi che possono sfruttare i software di ultima generazione, anziché limitarsi all’uso del registro elettronico o alla mera assegnazione di compiti.

La ministra: c’è tanta collaborazione

I dati che risultano al ministero dell’Istruzione risultano ben diversi: durante l’intervento tenuto al Senato il 26 marzo, la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha detto che le scuole nei giorni scorsi, di sospensione delle lezioni, “hanno attivato sistemi di didattica a distanza sono riuscite a coinvolgere circa il 94% degli studenti utilizzando molteplici strumenti e l’89% delle scuole ha predisposto specifici materiali per gli alunni con disabilità. I dati del monitoraggio confermano quindi una grande solidarietà della comunità scolastica, testimoniata dal 41% delle istituzioni interpellate che hanno attivato forme di collaborazione”.

Finanziamenti per le scuole in arrivo

“A fronte di scuole meno attrezzate nell’uso delle tecnologie – ha detto sempre la ministra -, altre realtà si sono rivelate più pronte ed hanno saputo attingere a competenze più ampie e solide. Tale situazione, che si mostra a macchia di leopardo, è strettamente connessa al fenomeno più esteso del digital divide, e impone di impegnarci ancor più fortemente”.

“Il Governo -ha continuato Azzolina – ha stanziato adeguate risorse (85 milioni di euro per i quali è stato emanato il conseguente decreto ndr), affinché le scuole possano tempestivamente provvedere al potenziamento delle piattaforme e degli strumenti digitali utili per l’apprendimento a distanza e a mettere a disposizione degli studenti meno abbienti, in comodato d’uso, dispositivi digitali individuali per la fruizione delle piattaforme stesse”.

Il monito del Garante per l’infanzia

Intanto, il 27 marzo anche l’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia), Filomena Albano, ha lanciato l’allarme per chi ha disabilità, per i fuori famiglia, per i minorenni in condizione di povertà e marginalità, per quelli nel circuito penale, per i figli di detenuti, per quelli di famiglie problematiche e per quelli segnati dall’epidemia.

In una lettera inviata al presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, il Garante ha chiesto interventi urgenti “per bambini e ragazzi che in questi giorni sono alle prese con le misure di contenimento dell’epidemia causata dal coronavirus in condizioni difficili, spesso drammatiche, di isolamento, di pericolo e di emarginazione”.

Tra le priorità, ha scritto, c’è anche quella di rendere “effettivo il diritto all’istruzione”, attivando “tempestivamente la scuola a distanza per tutti e fare in modo che chi è privo di pc o tablet connessi ne sia dotato. Auspicata, inoltre, una cabina di regia unitaria a livello centrale e dei coordinamenti a livello locale con il duplice obiettivo di monitorare quanti studenti sono effettivamente raggiunti”.

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