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Didattica a distanza, per i Cobas è OK se volontaria, ma no a voti e firme di presenza

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Sta iniziando a circolare in rete in queste ore un documento predisposto dai Cobas finalizzato ad evidenziare le difficoltà normative (e pratiche) legate alla necessità di garantire la regolarità dell’anno scolastico.
Il documento si presenta, di fatto, come uno schema di lettera che ciascun docente potrebbe inviare al proprio dirigente per evitare che, nel concreto, la regolarità dell’anno venga legata alle modalità con cui si realizza la didattica a distanza.
Assegnare voti e registrare presenze e assenze, sostengono in sostanza i Cobas, potrebbe essere un modo per dare regolarità all’anno: ma i Cobas sono contrari.
Piero Bernocchi, portavoce nazionale Cobas, afferma infatti che tali “meccanismi che sembrano scaricare su dirigenti e docenti la difficile soluzione della validità del presente anno scolastico, chiedendo ai primi atti coercitivi che poco hanno a che fare con la collaborazione che si richiede in questo peculiare momento e ai secondi una farsa di valutazione che mortifica la loro professionalità e espone entrambi a una quantità enorme di ricorsi di cui ben conosciamo l’invasività che, anche in condizioni normali, purtroppo segna il difficile rapporto scuola-famiglia”.
“La questione della validità dell’anno scolastico – aggiunge Bernocchi – deve, al contrario, essere risolta in via squisitamente politica e dunque discendere normativamente dal Ministero”.
Ciò non significa che i Cobas siano contrari alla pratica della didattica a distanza e anzi si dicono convinti dell’importanza di mantenere un contatto educativo con gli studenti e ritengono che, seppure in forma volontaria e non obbligatoria, gli insegnanti possano certamente impegnarsi in attività a distanza per contribuire al loro percorso di crescita umana e culturale degli alunni stessi.

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